Silent Light

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Stellet Licht (2007) – Carlos Reygadas / Messico

Se mai attraverso l’accecante bellezza di un tramonto, lo statuario incanto di un bianco accecante, o semplicemente per l’emozione di un unico, opaco raggio di infelice scena familiare, fosse possibile definire la perfezione di un’opera che fa dell’immagine un armonioso componimento poetico, ancora non basterebbe per descrivere il penultimo lavoro del regista messicano. Qui Reygadas sfiora l’apice della perfezione attraverso un’opera suadente, tragica e al contempo perennemente silenziosa contemplatrice, proprio come suggerito dal titolo stesso. Superando definitivamente la fase di ricerca stilistica e tematica personale, che difatti si sentiva nettamente in opere come “Japon”, qui l’autore raggiunge una dimestichezza ed una consapevolezza dei propri mezzi davvero sbalorditiva, realizzando un sunto umano che non lascia spazio a imperfezioni: per l’intensa profondità della riflessione come per il fascino dell’immagine posta.

All’interno di una comunità religiosa, tali mennoniti, osserviamo le vicende di Jonah, un padre di famiglia che, ormai da tempo sposato, intrattiene una relazione extra-coniugale con un’altra donna, della quale è innamorato. Il conforto ricercato nella preghiera, il consiglio agognato degli amici, nulla di tutto ciò lo aiuterà nella scelta. Il suo conflitto interiore, rafforzato dalle sue convinzioni religiose, porterà a delle conclusioni tanto tragiche quanto inaspettate.

Con “Silent Light” si ha la prova vivente dell’esistenza di un Cinema che comprende alla perfezione le esigenze dello spettatore e che conferisce all’immagine la sua importanza primaria, privando tutto il resto di necessarietà. L’incipit, così come il finale (ripresi successivamente in “Post Tenebras Lux”), lasciano pensare alla volontà di ricreare una situazione, un contesto, del tutto universali, astratti dal mondo ma al contempo ricreati in quanto proiezioni umane esemplari, stesso processo che possiamo notare nella sua successiva opera. Non è un caso che l’intero film si muova su binari completamente metaforici, giocando su ciò che l’immagine suggerisce in quanto tale e astenendosi dal dare un significato fulgido o apparentemente chiaro all’accaduto (altro punto in comune), caricando dunque semplici impostazioni o atti di un’importanza vitale e necessaria, e trasferendoli in contemporanea su un piano del tutto astratto. Ogni sequenza diventa il tramite ultra-sensoriale attraverso il quale percepire il significato più remotamente inconscio dell’accaduto, la sua ancestrale connessione umana, e ciò si materializza concretamente nel finale, tanto visivamente incomprensibile quanto in conclusione penetrante e rivelatore dell’intera vicenda.

Ma percependo ed interiorizzando le atmosfere e le immagini proposte veniamo anche a diretto contatto col vero e proprio dramma umano, che fa da unico, significativo protagonista. Se infatti a visione terminata può sembrare che il rapporto (extra)coniugale sia il fulcro dell’opera, da una più attenta riflessione ci accorgiamo dell’imprescindibilità del dilemma che vi si cela al suo interno. L’occhio registico segue con scrupolosa severità Jonah, rendendo lo spettatore parte di ogni sua decisione, di ogni suo spostamento: le sue costanti ricerche di appoggio morale e ideologico sono il pretesto per proiettare il tutto in una dimensione puramente astratta e intima dell’esistenza, aprendo un dibattito necessario riguardo alla fede e a tutto ciò che si nasconde dietro all’inquietudine e all’incostanza degli atti e delle decisioni quotidiane, punto decisamente in contrasto con quello che è l’innegabile riferimento artistico di Dreyer, notevolmente e volutamente più pratico e soggettivo in quelle che sono poi le sue conclusioni(basti pensare all’intera vicenda narrata in “Dies Irae”).

Bisogna inoltre ammettere l’esistenza di una, seppur parziale, estraneazione da quella che è la realtà presentata, e ciò si fa sempre più netto e considerevole avanzando nella visione. Un po’ come quello che si nota nelle opere Lynchiane(seppur in maniera praticamente e ideologicamente opposta), il processo di avanzamento richiede un sempre maggiore “allontanamento”(se così si può chiamare) da quella che è la dimensione osservata, spostando il punto di vista dal singolare all’universale e rendendo, qui in particolare, generalizzante il fatto osservato. Ecco perciò che l’evento filmico diventa un progressivo procedere di atti e immagini potenziali, come l’introduzione di un’alba immersa nella natura, l’incedere tetro e silenzioso della vicenda, una mano che copre il sole, il tramonto, la fine. Le parole assumono un connotato del tutto irrilevante, sullo schermo rimane unicamente una contemplazione alla quale segue un’irrimediabile interiorizzazione.

L’uomo diventa la scintilla di un divenire inarrestabile di un autodefinirsi dell’esistenza che, partendo dall’uomo stesso, successivamente si slega da quest’ultimo in un unico, grande quadro di vita, dove l’autore rimane immobile, inerme fautore, non più “burattinaio”. Tra fede, umanità, sconfitta esistenziale e presa di coscienza rimane solo la macchia di un riscatto forse eccessivamente metaforico, che chiarifica ma che lascia il dubbio su una sua ipotetica concretizzazione più realistica, in un universo dove l’uomo è troppo aggrappato alla sua natura macchiata di imperfezione per vincere del suo unico, postumo pentimento.

Un’opera che indistintamente lascia e comunica molto, che affascina, stupisce, e il tutto non senza un certo, insoddisfacente senso di inferiorità connaturata in noi stessi. Un’immensa prova registica da annoverare tra le più grandi di sempre, valida non solo di per sé, ma soprattutto per il suo significato intrinseco. Maestoso, esemplare e quasi impareggiabile: come resuscitare l’esperienza di “Ordet” in una rivisitazione unica e distinta.

Voto: ★★★★/★★★★★

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3 risposte a Silent Light

  1. andreacongedo ha detto:

    Buongiorno ragazzi, vi è possibile dirmi come reperire questo lavoro di Reygadas? Post Tenebras Lux e Japòn li ho già disponibili. Grazie in anticipo.

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    • paxy ha detto:

      Ciao Andrea, il film si trova abbastanza facilmente su torrent ma se ti va puoi scriverci in privato o sulla pagina, abbiamo anche link di streaming e download.

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      • andreacongedo ha detto:

        Dopo questa vostra ‘indicazione’ ho cercato meglio e in effetti dovrei aver risolto. In caso contrario vi contatterò, grazie della disponibilità.

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