Hill of Freedom

Ja-yu-ui eondeok (2014) – Hong Sang-soo / Corea del Sud

Continuando il suo lavoro di fantasiosa scomposizione della realtà in ripetuti frammenti di quotidiano, il regista coreano realizza un’opera tanto cinematograficamente innovativa quanto di fatto troppo pedantemente, ostinatamente contro-tendenza e vacua (comunque meglio di altri lavori come ‘In another country’). Qui prova, attraverso le vicende di un giovane, a ricostruire un’esperienza di vita attraverso piccole briciole di avvenimenti, sempre decontestualizzate e sempre insignificanti.

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L’opera segue le vicende di Mori, giovane giapponese arrivato a Seoul in cerca della sua amata, Kwon. Girovagando per la città incontrerà varie persone e vivrà diverse esperienze, mentre nel contempo butterà giù una lettera per Kwon stessa. Lei la leggerà in disordine, ricostruendo in maniera atemporale le vicissitudini del protagonista.

Come si può facilmente notare la narrazione è alquanto scarna di fatti. Sang-soo, come oramai da tempo ci ha abituato, persegue con ostinazione il suo discorso sulla quotidianità con la sterilità di chi non ha assolutamente nulla da comunicare né tanto meno da mostrare. Il suo lavoro si differenzia comunque particolarmente per innovazione narrativa: attraverso un incipiente e spiazzante gioco di scomposizione l’autore mostra a sprazzi una quotidianità lucida e super partes, fatta di piccoli dettagli che rimandano a una semplicità di per sé spiazzante, seppur concretamente insulsa e vuota. Se da un lato quindi nelle opere del coreano troviamo un punto di vista volutamente confuso e oggettivo, dall’altro tutto ciò risente di una forte inconsistenza di fondo, puntando nella rappresentazione di una realtà assolutamente insignificante, senza spessore, e lo conferma il fatto che durante l’intera durata dell’opera non vi siano mai accenni a fatti, emozioni o messaggi, quanto unicamente un solitario e insapore dialogare di futili esistenze su futili argomenti, e tutto ciò è davvero sconfortante, molto simile in questo senso a quel cinema del quotidiano à la Ozu.

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Voto: ★★/★★★★★

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