Near Death

wiseman

Near Death (1989) – Frederick Wiseman / USA

Addentrandosi nella deontologia più smisuratamente e delicatamente vicina al vero significato della vita, “Near Death”, ventesimo documentario del regista americano, ci accompagna passo passo a stretto contatto con la morte, col demone che in questo caso agisce irrevocabilmente e inarrestabilmente sull’esistenza, frapponendosi tra il dovere di resistergli e l’ineluttabile avanzare della fine. Accostandoci silenziosi ad osservare la paura, il terrore di vedersi consumare le ultime forze, il rimpianto per la perdita di un caro o il rammarico per un operato insoddisfacente, Wiseman continua il suo percorso stilistico atto a rielaborare e rievocare una sensibilità perduta, un’empatia necessaria: la sua è un’esortazione di fronte alla quale siamo obbligati a cedere, assuefatti da una catarsi raggiungibile soltanto per mezzo del lato umano di noi stessi, ed è così che va inteso il suddetto Cinema, come una purificazione spirituale di imprescindibile matrice realista.

Dai mostruosi, claustrofobici interni del folgorante “Titicut Follies” Frederick Wiseman, uno dei più grandi cineasti viventi, si insinua tra le corsie di un ospedale, il Beth Israel di Boston, riportandone alcuni dei momenti più critici e toccanti mai impressi su pellicola, ovvero il fragile e complesso rapporto che unisce medici, degenti ed infermieri del reparto di terapia intensiva. Quello che apparentemente può sembrare un semplice reportage in diretta si trasforma in un’esperienza irripetibile: il problema etico si accosta ed alterna a quello psicologico ed umano, i confronti morali all’interno dello staff ospedaliero si frappongono fra le singole esperienze dei ricoverati. Esorcizzare la morte vuol dire anche renderla più vicina, più umana, più incomprensibile che mai, ma rivelare il vero volto di un’istituzione, dar forma e consistenza ai dolori e alle insicurezze di un uomo, significa essere più che mai consci della necessità del Cinema come onesto documento di vita.

Se con il mero intuito dell’umanista, suggellando l’aspetto più truce della realtà ma ancor più della vita, ci è permesso di penetrare nel più intimo degli anfratti che l’uomo cela e allontana da sé come qualcosa di irreale (l’avvicinarsi della morte), allora con queste premesse il lavoro in causa può essere riconosciuto come una sorta di esperimento esistenzialista, come rifiuto da parte dell’individuo di approcciarsi alla vita con sottomissione; con riluttanza ma con la consapevolezza di una precarietà indiscutibile. Questo però è solo uno dei tanti aspetti che ci accorgiamo essere alla base del film in questione. Prima ancora che filosofico infatti Near Death è un documento sociale, morale e infine politico. Rammentandoci infatti i trascorsi di opere come “Welfare”, “Juvenile Court” o dello stesso “Primate”, il seguente si propone di cambiare rotta, unendo ad un impegno di stampo tipicamente sociale il già sottolineato approccio filosofico. La raffinatezza riscontrabile nei momenti più personali e di forte carattere empatico richiamano un silenzio religioso, un’onestà non constatabile altrove se non nella semplice presa di coscienza. L’inquietante informalità che d’altro canto sembra evincersi dalla totalità del contesto, la penosa quotidianità che l’autore sembra volerci inculcare, lasciano intendere un’atteggiamento severo ma anche afflitto nei confronti dell’argomento trattato, fattore che senza dubbio traina e segna profondamente l’opera.

Osservando la mdp muoversi come un invisibile occhio scrutatore, vagando indisturbata tra le sale operatorie, per i corridoi spenti ed affollati, ci accorgiamo di quanto ogni realtà possa facilmente essere sottovalutata o addirittura dimenticata. Il ricordo, il disperato tentativo di osservare ed immortalare con sincerità l’uomo e la sua eterna lotta contro la morte, tutto questo si tramuta presto in una lotta, nel logorio di riuscire a convivere e far convivere il prossimo con ciò che avverrà e con ciò che lo aspetta. Nel punto focale della vicenda, quanto cioè l’idea stessa di morte ci accorgiamo non poter accettata o concettualizzata, ciò che rimane è la nostra coscienza. Tra l’insensibilità, il coscienzioso abbandonarsi agli ultimi voleri del paziente, l’imperterrito lottare contro una malattia dilagante, l’idea stessa di film si svuota di significando assumendo le sembianze di una sorta di testamento universale. La immagini di Near Death sono crude, alle volte fin troppo dirette, sincere, prive di alcun tipo di veicolazione, semplicemente loro stesse. Wiseman lavora sull’orrida realtà della società moderna, sull’incredibile disperazione della gente comune di fronte ai problemi che la affliggono dipingendo affreschi di una forza e di un’attualità unica, guardando all’uomo come ad uno strumento, il risultato dei suoi stessi calcoli, con scetticismo e con coraggio.

Certo è che l’animo di questo straordinario e sconvolgente documentario risiede solo ed esclusivamente nella sua capacità di coinvolgere, di percepire l’impercepibile per mezzo della semplice osservazione del già visto, al contrario ad esempio del cinema del cinese Wang Bing (che invece lavora su realtà imprevedibili e pressoché sconosciute). Con quest’opera si raggiunge indiscutibilmente uno dei massimi apici di quel Cinema documentaristico spettacolare ed impegnato di cui maggiormente necessitiamo. Non bisogna lottare contro la realtà ma mostrarla, renderla nota e solo dopo cambiarla.

Voto: ★★★★/★★★★★

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7 risposte a Near Death

  1. davide bianchera ha detto:

    è possibile recuperarlo da qualche parte? (oltre che cinofilo e amante di Wiseman son un infermiere, quindi ci terrei molto a vederlo)
    grazie mille

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    • paxy ha detto:

      Ciao Davide, grazie dell’interesse. Guarda, il film si trova facilmente su torrent, in ogni caso sei libero di contattarci via mail qualora avessi difficoltà nel reperire certi film.

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  2. Pietro Le Gars ha detto:

    Ciao! Volevo chiedervi se per questo Wiseman si trovano i sottotitoli italiani. Grazie 😉

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  3. paxy ha detto:

    Purtroppo era un condizionale non un futuro ahah. Ahimè, ci vuole per forza un lavoro di squadra per 4000 battute…

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  4. Pietro Le Gars ha detto:

    azz…la doppia ‘m’ mi ha fregato ahahaha
    e vabbè allora o desisto o proverò con i sub french…certo tutte quelle battute spaventano di brutto in effetti…ahah

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