Su su per la seconda volta vergine

Yuke yuke nidome no shojo (1969) – Kôji Wakamatsu / Giappone

Da uno dei massimi esponenti del genere pinku Eiga, in netta tendenza in quel periodo nel cinema giapponese, tra i migliori manifesti della corrente, un film che buca lo schermo per l’immane forza delle sue immagini, per il suo grande contenuto ribelle e violento e per la straordinaria capacità di colpire lo spettatore, interpretando il disagio esistenziale in chiave quantomai grottesca.

go-go-second-time-virgin1

Poppo, giovane minorenne, viene stuprata da un gruppo di pervertiti sul tetto di un palazzo. Tsukio, il figlio del padrone dell’intero complesso, assiste alla scena. L’episodio si ripete la mattina dopo, e in seguito i due giovani si conoscono e si rivelano a vicenda il loro passato difficile e le varie violenze subìte in passato. La depressione e la coscienza devastata portano Poppo e Tsukio a chiedersi se il suicidio sia la via migliore. In seguito il gruppo di pervertiti ritorna e la ragazza finisce nuovamente stuprata, ma questa volta Tsukio reagirà, massacrando tutto il gruppo di ragazzi uno ad uno. La tragedia si è conclusa ma la sopravvivenza oramai è impossibile…

Con quest’opera quantomai studiata e rivoluzionaria il regista nipponico si propone di stravolgere completamente tutti i canoni del cinema antecedente e, attraverso la sua corrente di appartenenza, presentare una realtà che, in tutta la sua violenta essenza, ne rifletta altrettanto chiaramente le basi realistiche. Il pinku eiga è una corrente che tende a scioccare lo spettatore per la forza e la natura ribelle delle sue sequenze ma anche per la grande riflessione umana che viene celata dietro ad un’apparenza unicamente sanguinaria e sterile. E se Wakamatsu è il capostipite di questo modo di portare in scena la realtà ‘Su su per la seconda volta vergine’ ne è la sua massima rappresentazione. Qui vediamo una storia che, già per la sua stessa natura, senza contare quindi la rappresentazione, vanta già contenuti provocatori e ribelli nelle figure stesse dei protagonisti.

Poppo e Tsukio sono due emarginati, non tanto per la loro condizione sociale quanto proprio a causa delle vicende subìte, per colpa di una vita trascorsa nella solitudine e nella completa agonia emozionale. Entrambi sono incapaci di provare veri sentimenti e sentono sicurezza solo nella compagnia reciproca; entrambi hanno conosciuto l’aspetto peggiore della vita, quello aspro e sadico, che non risparmia dolori e delusioni, e queste loro esperienze li hanno formati senza alcuna sensibilità. La loro tendenza al suicidio, il loro desiderio ardente di fuggire dalla realtà, è il simbolo maggiore del loro rifiutare una vita futile ed insensata, fonte solo di malvagità. Ma sia Poppo che Tsukio, nonostante tutto non sono affatto malvagi, e ciò è dimostrato dal fatto che una volta compiuta la vendetta l’unica cosa da fare sarà porre fine ai loro giorni. È un aspetto fondamentale quello che si focalizza sui due protagonisti; il film intero si basa completamente sulla caratterizzazione speculare e perfettamente allineata dei giovani, e basta comprendere questo per capire che tutto il film non è tanto come sembra, ovvero una serie di avvenimenti grotteschi e poco credibili, ma solo l’esasperazione di un concetto, di uno status e di un modo di vivere universali, e perciò altamente credibili. Perfino l’incredibile violenza che vedremo attuarsi nel finale risulta, non come una manifestazione di genere quanto una vera e propria conseguenza di una malattia sociale che non può che portare alla perversione e alla follia il singolo individuo, e l’entità provocatoria nel film non sta tanto nella violenza stessa quanto nel fatto che l’autore voglia giustificarla in quanto conseguenza naturale e giustificata del modo di vivere in una società che rappresenta essa sola il vero male. Da notare poi il fatto che tutti gli stupri riescano in primis a non essere una mera manifestazione sessuale, e secondo che riescano a rendersi incredibilmente funzionali alla storia giustificandola e giustificandosi.

L’intero apparato tecnico risulta poi assolutamente vincente. La regia è intelligente e accuratissima, e punta, insieme al resto dei fattori, ad una resa grottesca del tutto, come per non far comprendere la verità di fondo dell’intero film. La fotografia è sublime, salta da un bianco e nero volutamente sporco e grandemente asettico ad un colore che sottolinea le due scene di stupro in flashback che i giovani hanno patito in passato, ribadendone così l’importanza sulle vite dei due. La sceneggiatura poi è sicuramente il punto di maggiore forza dell’intero film, essendo il mezzo reale attraverso il quale il regista riesce efficientemente a rendere, in maniera perfettamente credibile, l’intera opera. Insomma un film assolutamente riuscito, che esce vincitore sul piano tecnico come su quello tematico e che, a differenza di altre opere (pensando per esempio a ‘Heroic Purgatory’ di Yoshida) riesce a piegare il suo genere di appartenenza a sé e non il contrario.

go-go-second-time-virgin2

Voto: ★★★★/★★★★★

Questa voce è stata pubblicata in Exploitation e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...