Post Tenebras Lux

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Post Tenebras Lux (2012) – Carlos Reygadas / Messico

“Post Tenebras Lux”. Dopo tre opere che risultavano per l’autore la netta ricerca di uno stile personale, dal tutto sommato buon “Japon” al trasgressivo “Battaglia nel cielo”, con il presente film Reygadas trova la sua propria dimensione riuscendo a creare un vero e proprio stile cinematografico se non addirittura un genere. La pellicola oscilla infatti costantemente tra vari generi manifestando così l’intento genialmente originale di compiere un immaginario viaggio ultraterreno all’interno della dimensione umana, estraneo ad ogni concetto scientifico e spazio-temporale, rendendo così l’opera un susseguirsi di parabole umane fortemente stimolanti quanto oscenamente reali. Perché l’oscurità nel film di Reygadas avvolge sì l’umanità, e anzi ne è fortemente radicata all’interno, come suggerisce un luminoso Satana presente ad inizio e fine dell’opera camminando per la casa indisturbato, ma viene anche accostata ad uno spiraglio positivo, ad uno sprazzo di luce che, come dice il titolo, forse verrà dopo le tenebre.

Il gioco simbolico del detto-non detto risulta chiaramente a prima vista il fulcro dell’intero film che comunque, volendo definire una storia al di là dei concetti di tempo o spazio, parla della vita di una coppia che per sfuggire ai propri problemi personali (che lo spettatore può solo ipotizzare dal film) si trasferisce in campagna, senza però riuscire ad esorcizzare i propri demoni interiori, che si manifestano continuamente sotto forma di trasgressioni fisiche e pratiche estreme.

Guardando il film per come si presenta si ha l’impressione di un susseguirsi di scene apparentemente slegate l’una con l’altra e fuori contesto, il che risulta esattamente come effetto volutamente e spontaneamente utilizzato. L’inizio con una bambina che gioca tranquillamente in un prato in mezzo a delle mucche, scene di vita mondana, di feste e di discussioni casalinghe senza importanza (per esempio quando la coppia discute su cosa mangiare per cena). Il finale poi sembrerebbe non solo scollegato con il resto, ma addirittura fortemente spinto e in contraddizione col titolo stesso dell’opera. Ma ad uno sguardo più attento si nota un esplicito concetto base dietro ad ogni sequenza: innanzitutto il contrasto voluto tra l’apparente normalità piatta e la sconvolgente drammaticità degli atti eseguiti. In seguito sicuramente la conclusione, dove si nota un uomo osservare la muta ribellione del mondo, un bosco i cui alberi iniziano a crollare senza apparente motivo e successivamente la stessa persona staccarsi letteralmente la testa dal corpo, crollando senza vita a terra, il tutto risulta davvero scioccante. La forza d’impatto di scene come questa riprende il concetto appena espresso del contrasto tra realtà e finzione, tra naturale e innaturale; lo scalpore che tutto ciò vuole suscitare mira più in alto del semplice scandalizzare, mostrando l’intento denigratorio di uno stile di vita corrotto che la vita falsa e inutilmente dipinta come rosea causa sull’umanità. Perchè, come attraverso Satana ci viene mostrato nella pellicola, l’esistenza del male è tanto più nitida quanto di fatto impossibile da fronteggiare, e la coppia in questione proverà inutilmente a seppellire i propri drammi senza alcuna utilità o riuscita. Al contrario l’uso ossessivo di presenze infantili come i bambini riporta al contrasto immortale tra la purezza dell’uomo appena calato sul pianeta e la nefandezza di esso a seguito del suo scorretto tenore di vita. Non a caso ogni scena di esterno è offuscata dall’uso della cinepresa, rendendo un effetto di doppia immagine volto a sottolineare la doppiezza del comportamento umano e della sua natura ontologica.

Il concetto di tempo è poi un altro aspetto interessante della pellicola. Esso non viene mai precisato e lo spettatore se ne forma una propria idea solo in base al teorico nesso tra un avvenimento e l’altro, perché come in ogni grande interpretazione allegorica ma vera della vita, essa stessa non deve essere influenzata dai fattori scientifici che ne limitano l’azione e la comprensione: perchè ogni fatto deve assolutamente essere preso a parte e valutato per quello che realmente è, e nemmeno offuscato o censurato, così da renderlo reale al massimo delle proprie potenzialità. La fede poi, come accennato in opere precedenti come “Silent Light”, ritorna in primo piano come mezzo di denigrazione di un’umanità infantilmente ancorata a pratiche inutili e consuetudinarie.

La maestosità dell’opera dunque consiste per gran parte nel suggerire concetti senza l’utilizzo di parole o azioni determinanti quanto invece attraverso immagini aventi un significato implicito, lasciando però spazio a più interpretazioni; per quanto appaia nascosta la vera natura del film, si può trarre da ogni scena uno spunto riflessivo per arrivare infine all’intera comprensione dell’opera. In questo modo si può pensare che il messaggio di Reygadas sia quello dell’inesistenza del male visto come entità terza all’uomo, un male perciò onnipresente e dal quale non si può fuggire; la figura stessa del Diavolo è infatti creata volutamente in modo farsesco: la cassetta degli attrezzi che porta sempre con sè, il passo lento e risibile, la messa in mostra delle corna e degli organi genitali, sono tutti elementi che contribuiscono a sminuire la sua figura tanto da distruggerla. La Malvagità nel film è quindi opera stessa dell’uomo come della natura, e queste due fonti sono indipendenti in quanto non interagiscono mai tra di loro; gli sfoghi di rabbia da parte di Juan ne sono la riprova: la sua ira repressa per il rapporto in disfacimento con la moglie viene riversata su un essere innocente, un cucciolo di cane che l’uomo sfrutterà per riversarvi sopra le proprie inquietudini. Il peccato è perciò l’oggetto di costante ricerca da parte dell’uomo che quindi non ha bisogno di tentazioni, la partita di rugby come l’orgia sono in questo senso significative. Quest’ultimo risulta perciò impossibilitato a separarsi dalla sua componente negativa e nefasta e i comportamenti che come appena citato egli compie sono il frutto di tale considerazione. La scena orgiastica non è mostrata in maniera violenta e provocatoria, come del resto tutto il film, bensì sotto una luce palesemente normale, che risulta perciò appositamente in contrasto con la vera natura dell’atto compiuto; il sesso, così come la violenza, vengono entrambi riflessi in azioni quotidiane, come una tranquilla partita sportiva. In questo senso si va delineando sempre meglio il messaggio del film, e cioè quello di riprendere l’entità assurdamente controproducente dell’umanità, i cui sforzi verso la tranquillità, ripresi qui tramite la figura chiave della coppia di protagonisti, risultano tristemente inutili. Illuminanti perciò le scene del gruppo di sostegno al quale Juan partecipa e del furto violento che l’amico di quest’ultimo perpetua ai suoi danni.

Una delle introduzioni più innovative del Cinema: l’oggetto diviene qui completamente subordinato ad ogni altro fattore, dominato completamente dall’inquietante, ottenebrante, ossessivo divenire e sciogliersi di un’opera che non ha più nulla di finto proprio nel momento in cui la realtà viene veicolata inequivocabilmente sotto i nostri occhi; trascinati da un fato filmico che ci e si denuncia proprio in quanto vero e tangibile. La fotografia è un’ulteriore innovazione, risultando vera ed estremamente efficace ai fini del film. L’uso del digitale per rendere la figura di Satana è ulteriormente un fattore in contrasto col resto. Visivamente, come previamente accennato, si nota di frequente un effetto-offuscamento mentre l'”aspect ratio” ritorna al passato stile quattro terzi, scelta particolare quanto interessante sotto il punto di vista tecnico. La quasi totale assenza di dialoghi sottolinea ancora più veementemente tutto ciò, rendendo l’opera come una lenta, esasperata discesa nei meandri della sofferenza umana.

Concludendo, nonostante la palese insufficienza di parole per descrivere adeguatamente una simile pellicola, Post Tenebras Lux si può definire come il culmine del Cinema Contemplativo propriamente detto, una visione oltre le possibilità di comprensione, tanto affascinante, diretta, trasgressiva e oscena quanto unica, dai canoni in definitiva personalissimi, che prendono spunto senza riprendere in maniera speculare, particolarizzando una visione pessimistica e uno stile formalmente provocatorio. Una svolta qualitativa enorme, un Reygadas mai visto dinnanzi al quale ci si può solo inchinare.

Voto: ★★★★★/★★★★★

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4 risposte a Post Tenebras Lux

  1. Dries ha detto:

    non sono d’accordo quando dici che il diavolo è rappresentato in maniera farsesca per sminuire la sua forza perchè quella scena è un incubo ricorrente dell’infanzia di reygadas che per sua stessa ammissione lo ha fortemente traumatizzato! La stanza dove appare è realmente una stanza di casa sua e quella cassetta degli attrezzi è la vera cassetta degli attrezzi di suo papà !
    Lui stesso dice che ha girato il film senza seguire ”codici” da dover decifrare e nemmeno lui sa di preciso cosa significano le sequenze col diavolo, le ha aggiunte perchè rappresentano una parte oscura e traumatica della sua infanzia ( da qui la decisione di rappresentarlo in modo ”cartoonesco” , proprio perchè è come se lo immaginerebbe un ragazzino di 6 anni !! d’altronte reygadas è ateo e non crede nel diavolo ).
    Dai un occhiata qui 🙂

    [Dries]

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    • cinepaxy ha detto:

      Ciao Dries, grazie per aver commentato. Paradossalmente sono d’accordo con te, è proprio per il fatto che Reygadas è ateo e non crede nel diavolo che si evince una visione farsesca delle sequenze in cui è presente. SI tratta comunque di un’interpretazione del tutto personale che comunque non contraddice ciò che ha espresso Reygadas nell’intervista(grazie comunque di averla postata).

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  2. Ale Sabatini ha detto:

    ottima recensione, mi ha aiutato molto a comprendere il film!

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