Essere e avere

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Être et avoir (2002) – Nicolas Philibert / Francia

I fondamenti della formazione scolastica, le basi della lingua, “Essere e avere”. Philibert parte dall’origine, suggerisce attraverso il titolo l’idea di una formazione, di una crescita, ciò che in effetti permea l’intera pellicola, riassumendola. Lungi dall’eccellere per ambizione o stupire tecnicamente, l’autore punta nuovamente su di uno stile sobrio ma diretto, efficace e mai anonimo realizzando un documentario toccante e di gran valore, non una scommessa, non un azzardo: decisamente una vittoria.

NP lavora molto sul soggetto traumatico, dispone a questo senso di una sensibilità e, come puntualizza egli stesso, di una “gentilezza”, decisamente fuori dal comune, una sorta di empatia che diventa agente scatenante di un meccanismo filmico unico nel suo genere. Già dai precedenti lavori, come ad esempio “Nel paese dei sordi”, il regista aveva espresso una predilezione per tutto ciò che limita l’individuo condizionandolo – come appunto un trauma ma anche una disabilità o semplici lavori sui bambini. Quello che stupisce è però come egli riesca a trasferire la propria empatia col soggetto nell’opera, in pratica a tradurre il proprio grande interesse in immagini senza scadere in una narrazione distaccata, se non addirittura, a seconda dei casi, orgogliosa e insensibile. La storia è estremamente semplice e lineare, circolare anzi nel suo svolgimento e strutturata per risultare come un umile cronaca, umiltà che non preclude però la grande profondità dei temi trattati.

La concordanza e l’armonia tra le varie sezioni dell’opera ma soprattutto quella tra autore e materiale filmato mette in risalto l’importanza di quest’ultimo per lo stesso; l’apparente piattezza dell’intreccio non interferisce mai con la natura, di fatto istruttiva e commovente, della vicenda, con la forte carica emotiva espressa in particolare dal rapporto tra l’insegnante e i propri scolari e i conseguenti risvolti emergenti da tale relazione professionale e non. Il protagonista infatti (se tale può definirsi il maestro nella suddetta storia) va spesso oltre la semplice istruzione scolastica, educando i bambini su tematiche centrali per lo sviluppo dell’individuo come l’intolleranza verso la violenza e la maturità nell’affrontare incomprensioni e litigi con compagni e/o familiari. Con una ciclicità quasi filosofica, NP riprende l’andamento di una classe mista di bambini in età da scuola elementare nel periodo che va da dicembre a giugno. Ultimo anno di insegnamento per il loro unico docente che, con la propria straordinaria competenza e capacità, aprirà gli occhi al proprio spettatore (oltre che ai suoi alunni) sul valore di una formazione paziente e sensibile, comprensiva e, alle volte, per necessità, non solo didattica. Davvero non un film, questo, di cui si può parlare più di tanto, e questo soprattutto perché, come di rado capita, riesce a nutrirsi di emozioni, di una realtà come detto estremamente ordinaria eppure tuttavia densa di significati, un documento di crescita infantile che diventa meditazione sul significato e sulle circostanze di una corretta maturazione.

Voto: ★★★/★★★★★

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