Dolls

Dolls (2002) – Takeshi Kitano / Giappone

Takeshi Kitano, all’alba del nuovo secolo, compone un poema sinfonico affascinante. Tra simbolismo e metafora, ‘Dolls’ è un’opera molto particolare, un oggetto fragile che si alimenta di sensazioni, di vibrazioni emotive come la nostalgia, la malinconia, il rimpianto, la solitudine, per trasmettere la propria idea di amore, svelarne la natura più intima. Dal dolore di una perdita, l’autore de ‘Il silenzio del mare‘ prova a ricavare il concetto di accettazione incondizionata del prossimo, valorizzare la più profonda comprensione possibile tra esseri umani: cerca altresì di ritrovare le atmosfere del film appena citato, risalente a ben undici anni prima, dove già affrontava le stesse tematiche, seppur con risultati piuttosto diversi.

Due burattini ci introducono all’opera narrandoci alternatamente tre vicende intrise di romanticismo e di dolore: due amanti un tempo incapaci di comprendersi, vagano ora silenziosi legati l’uno all’altro da una corda color porpora; anziano boss della Takuma trova l’amore seduto su di una panchina; giovane popstar caduta in depressione in seguito ad un brutto incidente, conosce un suo attaccatissimo fan.

Il perno dell’intera narrazione, l’episodio più impressionante, è sicuramente quello dei due amanti. La loro triste storia, partita da un matrimonio di convenienza al quale il ragazzo viene forzato e terminata con la tarda scoperta del vero amore, nel frattempo impazzito dal dolore, è il filo attraverso il quale l’autore vuole veicolare i sentimenti dello spettatore, riuscendo senz’altro a commuovere. Kitano sceglie di liberarsi di ogni imposizione del genere inquadrando le sue love story in un’ottica decisamente drammatica, pessimistica. Gli errori del passato non concedono il riscatto agognato ai protagonisti del film, nessuno escluso, il loro errore pare essere quello di credere in un futuro. Non stupirebbe se il titolo dell’opera in primis accennasse ad una doppia valenza, dove le bambole non sono solo quelle osservate a inizio e termine film, ma l’intero genere umano o meglio i personaggi in causa: bambole, burattini inermi di fronte al destino, corrotti dalla loro stessa natura imperfetta. TK sembra inoltre voglia affrontare il tutto avvicinandosi allo stile di un Ki-duk: sfrutta il muto, pacato porsi dei protagonisti per sottolinearne la loro impotenza, vittime inermi dei propri sbagli, non fautori delle proprie disgrazie. Le note di Joe Hisaishi, accompagnate da una forte sensibilità per accostamenti e giochi cromatici  (colori caldi come il rosso, il giallo, l’attenzione si confondono e intrecciano tra loro in coreografie spettacolari), rendono il tutto ancor più solenne.

Un’opera intrisa di passione e di poesia, che difficilmente non commuove e riesce a riflettere ma anche a far riflettere. L’amore di Kitano, quello cieco e senza limiti di un fan verso il suo idolo musicale; quello vero ma sfortunato, senza futuro, ma soprattutto quello che si ravvede troppo tardi degli errori passati. L’umanità e la passione di Kitano, quelle sempre meno mostrate con i film gangster spesso prediletti, volano via insieme ai cuori dei due amanti sfortunati, due anime unite nel dolore.

Voto: ★★★★/★★★★★

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