Anni di Piombo

Die Bleierne Zeit (1981) – Margarethe von Trotta / Germania Ovest

Considerata come uno dei maggiori registi impegnati in campo storico-politico von Trotta torna un’altra volta con quello che è a tutt’oggi il suo lavoro più riuscito, nonchè una delle principali testimonianze della difficile situazione sociale della Germania come dell’Europa intera, e lo fa con dedizione, impegno ma anche con stile e intensità narrativa.

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Siamo nella Germania degli anni settanta. Due sorelle, Marianne e Julianne, estremamente legate tra loro ed entrambe impegnate politicamente nell’ala sinistra, si perdono di vista seguendo due vie diverse, l’una come militante terrorista, l’altra come simpatizzante rimasta però salda alle convenzioni e allo stile di vita borghese. Quando però la prima viene arrestata, la sorella le si riavvicina, andando a trovarla e imparando a conoscerla più profondamente, e una volta trovata morta nella sua cella ed insabbiato il caso, la vita di Julianne verrà investita dell’unico scopo di scoprire la verità sullo strano avvenimento e di allevare il figlio della defunta consanguinea.

Dopo pochi lavori semisconosciuti la regista di Berlino sfonda finalmente con un’opera che introduce alla perfezione (anche troppo) quella che sarà poi la sua successiva poetica, e lo fa partendo con una delle situazioni storiche più critiche e incentrando il tutto nel suo paese natale. Fin da subito si nota la piega che viene data al film, e cioè quella di una fedele e appassionata cronaca storica, che punta grandemente sulla ricostruzione critica dei fatti, denunciando pesantemente l’impianto politico del paese in ogni sua sfaccettatura. Guardando la pellicola lo spettatore finisce per immedesimarsi sempre di più in Julianne, osservando il risveglio personale della donna e il suo sempre maggiore cambiamento: se infatti all’inizio la vediamo decisamente presa dalle convenzioni sociali e restia ad accettare la coraggiosa scelta di vita della sorella, dopo la morte di quest’ultima essa comprende tutto ciò che fino a quel momento le era estraneo. Ed è così che la missione dello scoprire la verità sulla tragica morte di Marianne diventa un modo per continuare l’operato della stessa, per ostacolare il più possibile una mentalità governativa volta unicamente al celare i propri loschi traffici e a mantenere saldo, stabile e apparentemente ineccepibile il proprio operato. Le figure delle due donne e il loro rapporto sono centrali nella pellicola e rimangono le uniche due figure pensanti della vicenda: perfino il compagno di Julianne rappresenta il tipico individuo della massa, contrario ad ogni sorta di impegno e ancora più contrario a cambiare la situazione politica in cui vive nonostante la consapevolezza della sua fallimentare e losca essenza, proprio come Julianne ad inizio film.

La voce di von Trotta, come già detto, si sente quindi davvero forte e la sua denuncia sociale colpisce con un’intensità unica attraverso scene memorabili e uniche: la genialità dell’opera consiste in gran parte nel grandissimo peso narrativo che viene conferito al rapporto tra le due sorelle, che appassiona fin dal primo momento e che riesce pienamente nel suo intento di commuovere e catturare l’attenzione, in particolare nelle varie sequenze dove le due protagoniste si confrontano a viso aperto in carcere con amore reciproco, consce di un lento e graduale avvicinamento spirituale e mentale. Se perciò uno stile simile verrà ravvisato poi nelle opere successive della regista, come ‘Rosa L.’ o ‘Rosenstrasse’ (per citare alcune tra le sue opere più riuscite), dove von Trotta racconta la storia politica del novecento prendendo in analisi anche situazioni come la Germania nazista e la Russia dell’inizio secolo, qui si nota particolarmente la riuscita del film per la vicinanza dei temi trattati e per la profonda dedizione e minuziosità nel ricreare alla perfezione gli ambienti e i personaggi.

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Voto: ★★★/★★★★★

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