Indagine su un Cittadino al di Sopra di Ogni Sospetto

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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) – Elio Petri / Italia

Meritatamente celeberrimo. Pluri-premiato in patria e non solo, non a caso vincitore della tanto rinomata statuetta dell’Oscar per il miglior film straniero. Uno dei film italiani più particolari e riusciti ma soprattutto geniali, se si pensa allo stile e alle tematiche trattate, che qui più che mai risultano tanto impegnate quanto efficaci grazie alla messa in scena del tutto brillante e che non si trattiene dall’esibire una visione spietatamente lucida e disincantata del Potere.

Siamo a Roma, il capo della sezione Omicidi (un ottimo Gian Maria Volonté) forte della propria posizione sociale, uccide la propria amante, lasciando volutamente tracce del proprio misfatto. Da qui il protagonista tenterà sempre più di condurre l’inchiesta a proprio discapito, spingendosi a tal punto da fare una vera e propria confessione. Ma superiori, colleghi e conoscenti gli ostacoleranno la strada, la sua posizione di intoccabile è troppo importante: l’Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto non inizierà mai.

Prima parte della trilogia proseguita con “La classe operaia va in paradiso” e chiusa con “La proprietà non è più un furto”, il film apre una parentesi di denuncia sociale, e soprattutto politica, che trova nell’opera in questione il proprio culmine espressivo, riuscendo appunto a fondere generi e tematiche in maniera geniale ed elegante, e creando così uno stile unico e inimitabile. Per dare vita all’atmosfera adatta al racconto infatti, Petri si serve di una forte tinta grottesca che va a ricoprire l’ambito socio-politico dominante nell’opera, ben riuscita anche grazie alla scelta di una colonna sonora unica e straordinariamente appropriata, non a caso gestita dal maestro Morricone; ecco che ogni azione, ogni parola che viene pronunciata dal protagonista si spinge agli estremi dell’assurdo ed acquista così un significato burlesco e derisorio nei confronti del Sistema. Tutto ciò è splendidamente manifestato nella seconda parte del film, in particolare nel finale dove vediamo il protagonista esasperato dalle reazioni dei propri colleghi mentre questi infangano le prove della sua colpevolezza poiché, come ci conferma la citazione finale di Kafka: “[…]egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano”.

La vera chiave di lettura dell’opera ci viene dunque fornita tramite il personaggio principale del film, il dirigente di polizia del quale non è un caso che non venga mai svelato il nome. Egli infatti nel suo essere rappresenta a tutti gli effetti il Potere nelle sue più tristi e crude sfumature, dunque non ha un nome poiché importa sostanzialmente solo ciò che impersona e cioè il marcio di un Sistema, la corruzione, l’intoccabilità, l’ipocrisia di questo e la sua totale e perenne immunità, indipendente da qualsiasi avvenimento e dall’importanza che questo può avere (vedi l’omicidio di Augusta Terzi). Ed il protagonista è tutto questo, è il manifesto di un’autorità inaffidabile ed inconsistente: egli è tanto forte della propria posizione da arrivare a commettere omicidi e rimanere impunito. Ma se da un lato dunque attraverso l’alter ego di Gian Maria Volonté, ci viene mostrata una critica rivolta all’alta gerarchia sociale, dall’altro non viene certo risparmiata quella politica che prende allo stesso modo una forma fortemente autoritaria, conservatrice e reazionaria. Una prospettiva spietata per l’epoca ma tutt’ora attuale, che vede il Potere farsi proprio d’idealismi che non gli si addicono spacciandosi quindi per ciò che non è, proprio come faceva e tutt’ora fa il governo, a tal proposito del tutto brillante la battuta pronunciata dal protagonista nella quale, durante un brutale interrogatorio con un rivoluzionario, afferma di essere socialista.

Nel panorama italiano si può quindi considerare il film suddetto come una vera e propria perla di valore incommensurabile sia per il lavoro di denuncia realizzato in maniera diretta, scomoda ed efficace sia per la messa in scena quanto meno straordinaria per il cinema nazionale e del regista stesso, che infatti riprenderà, sebbene in maniera diversa, solo sei anni dopo nell’ottimo “Todo modo”. Risulta dunque questa un’opera originale e stupefacente i quali meriti vanno conferiti a nessun altro se non il regista stesso, che scrisse il film e ne trasse una sceneggiatura assieme ad Ugo Pirro; Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è, e rimane, un’opera senza tempo, geniale, raffinata, cruda e ottimamente riuscita, una delle opere cinematografiche nostrane più significative.

Voto: ★★★★/★★★★★

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