Antonio das Mortes

O Dragão da Maldade contra o Santo Guerreiro (1969) – Glauber Rocha / Brasile

Visto come il primo grande successo, nonché ciò che realmente portò fama alla corrente del Cinéma Nôvo, facendo tra l’altro conquistare il Premio della Regia a Cannes al regista, quest’opera si inserisce nella parte centrale della filmografia dell’autore, riprendendo pienamente i temi cari a tale corrente. Qui infatti l’attenzione e il profondo attaccamento e interesse per una ripresa fedele e veritiera delle condizioni di estrema povertà della maggior parte del popolo brasiliano, diventano l’arma tramite la quale Rocha imbastisce un film severo, realistico ma soprattutto artistico.

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Siamo appunto in Brasile, in un paesino malfamato dove però regna la disparità sociale tra contadini e padroni. Questi ultimi, notati segni di ribellione da parte del popolo, decidono di assoldare un killer per difendersi. Presto la ribellione infuria, ma una volta compresa la vera entità della disputa, il killer si schiererà in difesa del popolo, segnando la fine dei soprusi nel paese in un unico grande bagno di sangue.

Sicuramente un film dagli ideali onesti e importanti; un film che tenta di riportare sullo schermo una verità rifiutata e dimenticata, e che nel contempo prova a creare una giusta armonia con la vena necessariamente artistica del fare cinema, invece di semplici documentari. Rocha qui ricrea un semplice ma tutto sommato efficace complesso sociale, infestato dai soprusi e dalle ingiustizie, dove la maggior parte degli abitanti vaga errante per le strade polverose del paesino senza meta e senza un soldo, e dove invece i pochi tenutari se ne rimangono chiusi in casa a bere e scherzare. È da qui, da queste premesse fortemente storiche che parte il film; da un fervente desiderio di riscossa sociale che porta il regista a vendicarsi attraverso e sullo schermo. E qui il tramite, gli occhi dello spettatore, tutto ciò è rappresentato dalla figura di Antonio das Mortes, uno spietato e insensibile killer, taciturno, riflessivo e dal passato malvagio. Il suo atteggiamento però cambia radicalmente col tempo, portandolo (come Rocha augura ed esorta caldamente a fare allo spettatore e in generale a chiunque) a sensibilizzare con il popolo e infine a dare battaglia ai ricchi proprietari della zona. Come già detto perciò una storia semplice, che vanta uno spirito lodevole e sicuramente apprezzabile, ma che probabilmente rimane di difficile immedesimazione per la sua eccessiva, pomposa messa in scena.

La realizzazione dunque, seppur degna di stima e di menzione, è estremamente peculiare e tende ad una resa assolutamente e completamente veritiera, contraddistinta dunque da un forte accento calato su usi, costumi e tradizioni brasiliane del luogo. Le musiche sono parte integrante dello svolgimento e accompagnano le azioni con le loro tipiche note popolari passando da tonalità più o meno drammatiche a seconda del momento in atto, probabilmente ostiche ad orecchie musicalmente occidentalizzate. La regia è buona ma non spicca per grande né particolare abilità, mentre degni di nota sono gli aspetti puramente tecnici come scenografia e costumi. Un film che, a conti fatti, vanta un’idea di fondo di una forza e di un’incisività a livello tematico unica, la ripresa incisiva e scottante di una verità sociale e soprattutto di un passato storico ben precisi.

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Voto: ★★/★★★★★

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