Bellissima

Bellissima (1951) – Luchino Visconti / Italia

Tra le opere meno celebrate del regista milanese, ‘Bellissima’ è una realistica e coraggiosa lente d’ingrandimento sul mondo del cinema e sugli astrusi e ipocriti meccanismi che si celano al suo interno; un saggio di film veritiero e impavido, ben orchestrato e ben recitato.

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La storia: saputo dei provini per il casting di un film, insieme ad altre migliaia di persone, si presenta una madre con la sua figlioletta; la concorrenza spietata, la difficoltà dell’impresa, e le ridotte finanze della donna, la costringeranno in tutta la sua caparbietà, a darsi a traffici, favori e mazzette illeciti, ma ormai umiliata e disincantata, una volta ottenuta la parte, la madre rifiuterà per tornare alla sua normalità.

Col suo tipico occhio indagatore Visconti si dà questa volta al suo stesso mondo, analizzandolo da vicino con profondo disincanto: funzionale a questo senso l’inserimento nel cast dello stesso Alessandro Blasetti nel ruolo del regista in cerca della fanciulla per il film. Quest’opera quindi risulta estremamente efficace e funzionale per varie ragioni: in primis la maniera molto forte e plateale con la quale il mondo intero del cinema viene visto e riprodotto:un mondo di aguzzini ed opportunisti che fanno leva sull’ingenuità delle persone per ricavarne lucro, un universo dominato dall’egoismo e dal disinteresse, dove le grandi possibilità di fama che riempiono di speranze le famiglie italiane vengono usate a loro piacimento per affamare ed umiliare le stesse. E nel cuore della povera madre, combattuta tra la vista di un futuro agiato e una vita fatta di onesta povertà, ci vorrà molto prima di scegliere la seconda delle due possibilità; perché se da un lato il bene della sua bambina, le speranze che nutre per lei, sono davvero forti e giustamente legittime, dall’altro l’immensa ipocrisia della società più abbiente e di quel mondo nel quale si trova invischiata sono davvero troppo. Il personaggio di Walter Chiari a questo senso è davvero illuminante: egli incarna infatti ogni buon proposito e speranza della madre, non solo per la carriera della figlia e quindi per il denaro, ma anche per la possibilità di una figura paterna nella casa, visti i rapporti tesi e conflittuali della donna col marito.

È una pellicola di grande impatto, commovente, dove per la prima volta il regista riesce con abilità a manovrare il proprio messaggio e a sposarlo adeguatamente con la resa del film, ottenendo un buon risultato, con ben poche sbavature. Ovviamente è comunque un’opera che non punta particolarmente in alto e che ha ben poco da dire oltre a quanto già accennato. Un film che ha il grande pregio di vantare tra le proprie file un pezzo da novanta come Anna Magnani, vero e proprio perno attorno al quale gira il film. Il regista infatti monta l’intera opera intorno all’attrice ed al suo grande magnetismo, focalizzandosi per tutta la durata del film sulla sua bravura e sugli effetti che le varie umiliazioni e i disincanti le provocano.

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Voto: ★★★/★★★★★

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