Surbiles

Surbiles (2017) – Giovanni Columbu / Italia

Una tra le più inquietanti leggende proprie dell’entroterra sardo è quella legata alla figura della surbile. Si narra sia una donna – oscura fattucchiera – capace, tra il tramonto e l’alba, di abbandonare il proprio corpo insinuandosi nelle case altrui in cerca di bambini non battezzati a cui succhiare il sangue. Gli espedienti per scacciarle sono svariati, così come (tuttavia) svariati sono i casi in cui pare si siano manifestate, sovente con nefasti risvolti. Di generazione in generazione, i racconti si sono persi eclissandosi in timidi sussurri. Quelli che all’epoca erano solo bambini raccontano ora al regista Giovanni Columbu ciò che sanno riguardo a questa misteriosa figura i cui contorni si perdono tra realtà e mito. Un film-documentario, questo, che si prefissa con grande spirito investigatore di spaziare tra generi e approcci cinematografici sfruttando il soggetto per svelare una dimensione antropologica altrettanto stimolante.

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In ‘Surbiles’, infatti, si parla di documentare, far emergere culture, luoghi e testimonianze, ma si parla anche di ricostruire, allestire, dare una forma del tutto nuova a racconti e dicerie, storie sepolte nel passato. Così facendo, la soglia che separa la realtà dalla finzione si assottiglia impercettibilmente, di fatto viene abbattuta: non conta più la veridicità dell’avvenimento ma la sua potenziale plausibilità e ciò permette una vasta libertà d’azione all’autore che in questa frattura trova lo spazio necessario per muoversi liberamente.

Ma se da una parte Columbu presenta un contesto oggettivo, facendo luce su uno dei volti meno noti e razionali della propria terra, mostrandoci nient’altro che una realtà sociale, quella rurale sarda, come se ad osservarla fossero gli occhi di un bambino – col timore, il cuore e la fantasia che li contraddistinguono – dall’altra egli stesso sembra volersi esporre in quanto sostenitore delle dicerie sulle surbiles. In questa direzione pare muoversi inconfutabilmente l’opera, complici le riproduzioni fantasiose di asserzioni poco verosimili, la frequente riproposta di elementi propri della sfera surreale, come a voler spettacolarizzare il luogo, teatro di avvenimenti magici sospeso in una dimensione onirica a sfumature gotiche che fonda le sue radici sul climax culminante nel ballo finale: purificazione, salvezza e redenzione.

Il passo lento, l’avvicendarsi di interviste a presa diretta e di sequenze visionarie inscenano la volontà di innestarsi in un percorso a due corsie che include diversi stili e tonalità dove la polivalenza funge proprio da sine qua non nella prospettiva di un discorso folkloristico (sul mito) che è soprattutto etico (sulla sua rappresentazione). Nonostante il carattere di finzione prettamente favolistico, l’opera non si appoggia tanto sulla scrittura e sugli aspetti basilari della fiction, piuttosto tende a prediligere i movimenti, i suoni, dando grande importanza alle ombre e al fuori campo. Columbu è abile nel ricondursi al linguaggio tipico dell’horror in funzione di un quadro che non sia lucido o veritiero inquietante ma settario e allo stesso tempo estremamente accorto nel lasciare aperto il varco verso una riflessione sociologica sull’influenza della superstizione nel credo popolare.

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Voto: ★★★/★★★★★

 

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Una risposta a Surbiles

  1. Ismaele ha detto:

    un film da vedere di sicuro, Columbu ha fatto pochi film, ma buonissimi
    qui si avventura in un mockumentary, dove realtà e finzione si sovrappongono e noi spettatori restiamo catturati, come una surbile davanti alla falce con molti denti

    Mi piace

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