Passion

Passion-3

Passion (1989) – Jürgen Reble / Germania

Muovendosi all’interno di un campo prettamente sperimentale e con strumenti dichiaratamente, nuovamente tali, Reble ragiona sulle proprietà dell’opera come atto definitivo ed immortale partendo da un’esperienza di vissuto personale (mancata nascita del figlio) e costruendoci sopra un saggio visivo che, più che istruttivo, risulta essere visionario, reminiscenza mnemonica radicata nei più profondi recessi della consapevolezza umana. Un film-diario, un oggetto che forse, per certi versi, vive fin troppo in funzione di se stesso facendosi in compenso forza della propria inintelligibilità per restituire al Cinema valore di unicità: scibile in veste di esperienza. Inoltre, “Passion” non agisce sulle sensazioni, non cerca empatia, parte da un costrutto di base di per sé destrutturalizzante ovvero l’innesco di un procedimento, in questo caso una sorta di processo batterico visto al microscopio, per poi focalizzarsi su immagini in dichiarata successione incongrua salvo il rimandare ad un evidente distinzione tra micro e macrocosmo. Esseri, luoghi e fatti che, come in un sogno, vivono solo ed esclusivamente nella dimensione all’interno della quale vengono immortalati, senza una vera e propria coerenza (nel senso specifico del termine) ma con la freddezza e l’impatto di un qualcosa al tempo stesso estraneo e familiare.

L’immagine di Reble si rivela sempre su/con una pellicola sporca, in decomposizione, quasi come fosse sottoposta perennemente al calore di una fiammata. Non appare sempre facile, perciò, distinguere un elemento dall’altro, si è come immersi in un caos regnante, il caos di una dimensione avulsa da qualsiasi contesto sociale e localizzazione spazio-temporale. Organismi biologici si susseguono senza un reale filo conduttore, dalle cellule staminali agli animali più insoliti (volatili, animali marini), mentre ombre confuse ricordano i tratti dell’essere umano. Si ricerca un ordine nella più libera riproposizione di immagini tra di loro logicamente sconnesse, ma circostanziate in un mondo di allusioni, suggestioni sottili ed acute, istituenti un percorso allucinatorio, incalzato da un suono conturbante, che in qualche modo conduce all’esoterico, se non altro passa per esso.

Per quanto riguarda un’indagine sulla presenza di precisi riferimenti e coordinate in qualche modo sintomatici, JR lascia ben poche briciole dietro al proprio cammino, suggerendo una visione d’insieme a tratti opaca a tratti confusa e fornendo ben poche chiavi di lettura. L’opera (come altre dell’autore) viene suddivisa per mezzo di precisi riferimenti spazio-temporali, ovvero un biennio, una stagione ed una città di riferimento, a parte in questo caso, l’epilogo, probabilmente il suo frammento più significativo. Pare però che l’impressione sia quella di un caotico proporsi di elementi che ricerchino nella reciproca vicinanza una coerenza, un unicum, trovando un’omogeneità substanziale e di estrema sottigliezza poiché legata a pulsioni, associazioni di idee e stimoli sensoriali, mai a vere e proprie conduzioni decodificative (l’esperienza percettiva prevale sulla propensione al racconto, sulla testimonianza stessa). Qui, effettivamente, osserviamo immagini più fosche ed allusive: il parto pare essere in procinto di verificarsi ma nel contempo sinistri eventi ne condividono la scena, come ad esempio un rituale presumibilmente satanico e lugubri, scheletrici individui. Infine il bimbo viene alla luce già morto, il rituale raggiunge il suo culmine fino agli ultimi attimi, dove osserviamo il volto in primissimo piano del feto e un litorale roccioso. Una reincarnazione, una sorta di epurazione? Certamente si avverte, dalle tonalità cromatiche adottate, dalle musiche in sottofondo e dalle immagini stesse, un dolore cocente per la tragedia avvenuta, ma altresì la ricerca di un alleviamento. Filmare con lo scopo di immortalare, in qualche modo scongiurare il soggetto stesso, comprenderlo ed esorcizzarlo.

Voto: ★★★★★/★★★★★

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Avant-garde e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...