La commune (Paris, 1871)

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La commune (Paris, 1871) (2000) – Peter Watkins / Francia

Ciò che ci interessa in primis, in fase introduttiva dunque, è lo scenario storico ritratto e questo non tanto in virtù dell’importanza conferita allo stesso quanto proprio dell’impostazione registica assunta e del ruolo ricoperto indirettamente dalle vicende, lette però questa volta da un punto di vista puramente socio-politico, interpretate in chiave moderna. Ciò non sta a significare uno svilimento della realtà storica riprodotta, anzi, precisa unicamente un punto di vista, una presa di posizione tecnica e ideologica centrale per l’intera comprensione dell’opera.

Parigi, 18-28 Maggio 1871. A seguito del disastroso esito nella guerra franco-prussiana e dell’ancor più tiranneggiante minaccia del governo Thiers e dell’Assemblea Nazionale, Parigi insorge instaurando un governo popolare chiamato “La Comune” socialmente attivo e dedito particolarmente alla redistribuzione del potere e dei privilegi tra le classi. Ciò ha però breve durata, infatti il 21 Maggio il governo francese reagisce violentemente massacrando in una settimana circa ventimila cittadini senza distinzioni di sorta e mettendo prontamente fine all’insurrezione.

PW lavora all’interno di uno scenario storico al contempo fortemente allegorico e volutamente tale, scelto e definito con intento inquisitorio. Istruisce e lascia gran libertà agli interpreti e alle comparse, allestisce un set in una vecchia fabbrica con dovizia di dettagli ed ottima cura per quanto concerne costumi, usi dell’epoca e persino tematiche secondarie (femminismo, antagonismi politici ecc). In pratica, si appropria di quella che è – a tutti gli effetti – una realtà storica, palesando nel mentre un’incalzante inchiesta sul ruolo dei mass media nel presente e più in generale su tutto ciò che restringe ed offusca la libertà di pensiero e d’azione del singolo. Demolisce il concetto di documentario propriamente detto spogliando l’operazione di ogni sua celata artificiosità e realizzando così un quadro storico che è allo stesso tempo non solo anti-storico (televisori, reporter ecc) ma soprattutto metacinematografico; un film nel film dalle sembianze tutt’altro che facili da definire o rapportare ad altro. La Comune di Parigi allora acquista importanza soprattutto in quanto tentativo di realizzare un sogno, in quanto rivoluzione trasparente ed effettivamente tale, vincente sotto svariati aspetti tra cui sicuramente quello di incontro tra borghesia e classe lavoratrice: un’utopia concreta.

“La commune (Paris, 1871)” ha in sé la grande capacità di saper provocare con intelligenza, per mezzo di una ricerca storica che proviene dal semplice studio, dall’osservazione critica. In questo senso il discorso sul giornalismo, che vediamo fin dai primissimi minuti essere a capo dell’intera opera, diviene sì riflessione sul presente ma anzitutto ponderato pretesto grazie al quale leggere un evento, negli occhi dei rivoltosi, nelle loro testimonianze, nei loro corpi senza vita a brandelli in pubblica piazza. Fa sorridere l’intrusione dei due reporter, a volte perfino storcere il naso; sa di incredibile ed è esattamente questo l’effetto ricercato. Ma ancora, non vi è insabbiamento o falsità alcuna nelle cronache degli inviati, le testimonianze sono svariate e mai le medesime, televisori, presentatori, gru, macchine da presa ed altri mezzi tecnici sono più volte palesati, il confine tra realtà e finzione c’è, o almeno ci viene concretamente mostrato (la plateale rivelazione di un confine inteso come delimitazione teorica ma non ideologica, l’opera come falso documentario ma non documento falso). Dunque, nuovamente, Watkins inscena un determinato evento ricercandone in esso la sola prova di concretezza, che possa o meno contenere in sé una risposta, soffermandosi sui fattori scatenanti, sulle conseguenze pratiche più che sugli agenti immediati come cause o colpe, come una sorta di reportage storico, indignato, satirico, imperfetto: onesto.

Voto: ★★★★/★★★★★

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