Risvolti #2 – Pedro Costa: l’esigenza di filmare

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Cinema in perenne opposizione al sistema. Cinema come espressione di dissenso, di riluttanza, sempre dalla parte degli oppressi e degli emarginati. Si riparte dalle rovine, dagli anfratti nauseabondi degli sconfitti, di chi ricerca la speranza nella rivoluzione, reale e tangibile. Questo il filo conduttore che muove e contraddistingue l’operato del cineasta portoghese Pedro Costa (1959, Lisbona, Portogallo), questa la chiave per interpretare una filmografia carica di indignazione, di speranza, di terrore, delusione ma anche fiducia in quel riscatto che deve ripartire dalle ceneri di un’umanità sepolta nelle macerie. Se fin dalle primissime opere Costa aveva mostrato parvenze refrattarie all’evoluzione personale e ideologicamente densa di significati, rifacendosi forse eccessivamente ad un Cinema poco attuale, ma soprattutto stilisticamente poco adatto ai tempi correnti, vedasi Blood (O Sangue, 1989), già con Ossos (1997) vira con decisione verso un binomio immagine-significante e immagine rivoluzionaria decisamente unico nel panorama cinematografico suo contemporaneo.

Fotogramma da Ossos (1997)

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[Continua su versusgiornale.it]

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