Lily Lane

Liliom Ösvény (2016) – Benedek Fliegauf / Ungheria

Una madre ed il proprio figlio. Una storia familiare avvolta nell’oscurità più totale, un viaggio alla ricerca di risposte e, a far da cornice al tutto, un ambiente circostante tetro ed ostile, selvaggio, seducente e imperscrutabile. Un ritorno alla regia atteso come pochi altri, una resurrezione dal letargo e dalla pesantezza di trascorsi forse troppo poco incisivi ed encomiabili (vedi i precedenti ‘Womb’ e ‘Just the Wind’): un film che convince soprattutto nel palesare una chiave di lettura critica ed un sofisticato discorso intorno alle basi stilistiche del Cinema come Arte e del genere stesso in relazione col dramma rappresentato. Presente(/reale) che non viene mai scisso dal film, quanto al contrario assimilato e rafforzato da un’impronta stilistica netta e quasi giovanile nella sua fresca audacia.

lily lane1

Riappropriandosi degli angoscianti silenzi e degli arcani, goticheggianti spazi dell’encomiabile ‘Dealer’, che racchiudono, formano ed ascrivono la vicenda in un panorama sempre più umano e sempre meno disposto a compromessi ideologici e stilistici, questo ‘Lily Lane’ fa pensare quasi ad un testamento artistico, ad un lavoro che contiene in sé le caratteristiche ed i concetti base per comprendere ed apprezzare il Cinema di Fliegauf. Spettri nella notte, filmati di un passato fin troppo prossimo per essere rimpianto, favole agghiaccianti probabili presagi di un trascorso traumatico. Una verità che, più che essere rivelata, richiede di essere compresa ed accettata a priori, relegata allo status di enigma oppure osservata dagli occhi dei due protagonisti, attraverso scorci del presente e cocci del passato. Non è infatti rilevante tanto ciò che viene rappresentato quanto proprio l’intento registico che ne sta alla base, l’attenzione e la concentrazione che l’autore ungherese richiede allo spettatore e le atmosfere entro le quali imprigiona l’occhio di chi osserva.

Dai terrificanti cortometraggi ‘Hypnosis’ e ‘The Line’ fino allo stesso ‘Dealer’, pareva ormai chiaro quanto gli spazi risultassero una componente fondamentale nel Cinema dell’autore in causa, tanto più tetri e claustrofobici quanto più specchio dell’animo di chi ci si ritrovava immerso. Qui sostanzialmente il discorso non cambia, ci ritroviamo nuovamente di fronte ad una storia pressoché scarna e comunque volontariamente ben poco delineata; di fronte agli intellegibili drammi alla base della quotidianità, di ciò che condiziona e dà forma all’esperienza personale dell’individuo. Più che ciò che traspare però, risulta fondamentale ciò che trascende e che priva di significato l’incedere stesso, quell’invisibile mancanza di sicurezza e di convinzione nell’affrontare e nel comprendere il presente con maturità ed ottimismo. Se durante l’intero arco dell’opera viene incessantemente sottolineata l’importanza del rapporto madre-figlio nonché lo sbocciare ed il perdurare dello stesso nelle vite di entrambi, è perché sostanzialmente ‘Lily Lane’, più che un vero e proprio film di finzione, può essere considerato come un esperimento stilistico, come il tentativo di atrofizzare il più intelligentemente possibile il pensiero critico e la ragione di fronte all’opera affinando le percezioni visive ed emotive (a conferma di ciò i protagonisti convivono e brancolano nei luoghi per mezzo di un viaggio/ricerca quasi metaforico).

Non convergendo in un’unica attitudine, non avendo come presupposto quello di presentare un’opera facilmente codificabile quanto al contrario di più complessa e stratificata analisi, Fliegauf crea qui una vicenda piuttosto anomala, interpretabile in svariati modi e con svariati accenti. Dalle atmosfere in bilico tra l’horror e il giallo fino ad una più predominante impronta mystery (che contribuisce a conferire al tutto un’interpretazione psicologica e un’impressione quindi tra l’inquietante e il riflessivo), il film racconta i traumi di un ristretto nucleo familiare con l’occhio di chi vuole mostrare il dramma sociale ammiccando però contemporaneamente ad un’immancabile intento stilistico rinnovatore in questo caso si può dire nuovamente convincente. Povertà d’intenti sicuramente percepibile; povertà che però non penalizza eccessivamente un ritorno senza dubbio forte, ammaliante e in questa sede, in fin dei conti, promosso a pieni voti.

lily lane2

Voto: ★★★/★★★★★

Questa voce è stata pubblicata in Slow Cinema e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Lily Lane

  1. Frank ViSo ha detto:

    Doppia sorpresa: primo, perchè sono contento che Fliegauf sia, da quanto ne scrivi, finalmente tornato a rinverdire i suoi trascorsi migliori. Dentro di me ci speravo, in questo risollevamento, ma al contempo ero anche permeato da dubbi, visti appunto i piuttosto deludenti Womb e Just the Wind. Secondo, perchè questa recensione arriva proprio come una mazzata dietro la testa, cioè, così improvvisamente mi spari uno dei film più attesi dell’anno… Complimenti, gran colpo 😉

    Mi piace

    • paxy ha detto:

      Sì, anche se i livelli di ‘Dealer’ sono lontani, questo si può ritenere un bel film, soprattutto per le atmosfere e per il buon tentativo di rinnovamento stilistico.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...