The incomplete

Der Unfertige (2013) – Jan Soldat / Germania

Klaus Johannes Wolf è un uomo sulla quarantina e conduce una vita da schiavo. Le sue giornate celano, sotto un’apparenza consuetudinaria, strane e devianti pratiche, prima su tutte quella di legarsi, tramite una catena e completamente nudo, gli arti, testa ed organo riproduttivo, e questo perfettamente a suo agio. Come lui stesso confessa, la sua vita da perenne succube di se stesso e delle sue perversioni sessuali è una condizione irrinunciabile, oramai essenziale. Tutto ciò lo porterà presto ad una svolta radicale, ovvero un processo di ulteriore e definitivo assoggettamento allo status di servo all’interno di un campo speciale adibito a tale scopo. Qui egli potrà finalmente soddisfare i suoi bisogni e ritenersi un vero e proprio schiavo.

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Nel breve, audace percorso cinematografico del documentarista tedesco Jan Soldat non esistono filtri, compromessi o scappatoie di alcun tipo, ma solo realtà: quando ci si ritrova proprio malgrado sottratti ad una vita di consuetudini e conformismi sociali, gettati nel più buio e profondo dei baratri, la perversione si fa irritante, stimolante bisogno. È dunque qui che prende vita ed acquista significato l’opera di Soldat, ovvero nella convinzione e nella necessità di far luce sull’uomo, nel voler sviscerare con interesse antropologico il concetto di individuo deviato ed assuefatto alla soffocante condizione di schiavo, al contempo uomo e bestia, incompleto succube di se stesso. ‘The incomplete’.

Spogliandosi, denudando i propri istinti di fronte ad una cinepresa, mostrando la fragilità di un corpo, di pulsioni naturali interpretate come bisogno irrinunciabile, Klaus, o come egli stesso si definisce, Gollum, ci appare quasi come un mutante, come un alieno nel senso di essere del tutto alienato dalla logica e dai costumi comuni, ai nostri occhi tanto cari e imprescindibili. Così facendo l’opera diventa quasi una sperimentazione, un guanto di sfida gettato ai piedi del nostro tempo. L’irregolare, imprevedibile ritmo che ci possiede procedendo nella visione, quella sensazione di trovarci fuori posto, quasi come se il protagonista stesso non vivesse di sintomi pienamente umani, tutto ciò acquista significato nella logica di un film che non punta tanto a scioccare come potrebbe quasi sembrare, quanto proprio a mostrare le consuetudini di una vita solo apparentemente fuori dagli schemi. E ciò viene messo in discussione dall’autore stesso attraverso il suo proporre pratiche indecenti, rivoltanti, disgustose, che da un lato invitano lo spettatore a chiudere gli occhi ma dall’altro lo provocano costringendolo a catturare il vero significato di ciò a cui assiste.

Più che da una questione etica o sociale infatti, ‘The Incomplete’ parte da un tentativo, un incitamento, un non voler velare la più pura ed incontaminata espressione di essere umano. Klaus conduce infatti una vita come tante altre, la necessità di sentirsi schiavo, di essere posseduto ed usato, il suo autolesionismo, tutto ciò fa pensare ad una ribellione probabilmente ben più grande di quanto egli stesso non pensi: una ribellione verso il suo stesso mondo, la nostra storia, il nostro presente. L’opera viene sviscerata per attimi, per evoluzioni, la conoscenza del soggetto, la sua formazione e infine la liberazione. In tutto ciò resiste la convinzione di trovarsi intimamente con un dramma reale, di percepire il vero motivo che spinge un uomo a prostituire il proprio corpo e se stesso alla mercé dei più bassi istinti, ovvero la mancanza di identità, di spontaneità e di onestà in un mondo depredato della / soggiogato dalla repressione (sessuale, comportamentale, politica ecc.)

Se dunque l’operato di Soldat risulta valido e convincente in quanto documento umano, questo suo documentario riconferma la necessità di un Cinema sempre più incentrato sull’uomo e di un autore sempre meno soggiogato dal Cinema. La realtà ci plasma ma soprattutto si plasma intorno a noi; allo stesso modo è nostro il dovere di accettarla rispettandola. Con queste premesse ‘The Incomplete’ può considerarsi un film su tutti noi, universale e indispensabile.

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Voto: ★★★★/★★★★★

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2 risposte a The incomplete

  1. Frank ViSo ha detto:

    Magari sono fuori strada, ma leggendo mi sono immaginato affinità con il cinema di Seidl, possibile? A ogni modo lo sapevo, non dovevo leggere questa analisi. Se già prima, la curiosità si era accesa senza sapere praticamente nulla sul film, ora l’interesse si fa veramente forte.

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    • paxy ha detto:

      Sì, effettivamente ci sono punti in comune tra le opere di Seidl e quelle di Soldat, ma credo che l’approccio di quest’ultimo sia decisamente più onesto e diretto. Sono contento che le mie parole ti abbiano stimolato un po’ di curiosità, chissà, magari a breve potrà essere appagata 😉

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