Sils Maria

Clouds of Sils Maria (2014) – Olivier Assayas / Francia

L’ultimo prodotto della mente del regista francese Olivier Assayas, colpevole di trascorsi quantomeno non troppo incisivi o maliziosi, riesce finalmente a convincere senza riserve. Si può dunque affermare che ‘Sils Maria’ viva e respiri di affondi, di fugaci, emblematici attimi di consapevolezza, gelidi e graffianti sospiri che, nella nebbia che avvolge le protagoniste, lungi dal fugare ogni dubbio, ne rinforzano invece l’incisività e la perplessità. E infatti, prima ancora del soggetto, è la straordinaria affinità tra lo stesso e l’interpretazione dell’autore, a vincere la scommessa iniziata da quest’ultimo: i paesaggi si abbinano e si confondono perfettamente con gli stati d’animo dei personaggi, innescando così un gioco di richiami e di sottintesi al contempo squisitamente eloquente e incredibilmente amaro. In questo caso dunque la grande intelligenza dell’autore non può che favorire una riflessione modesta ma anche e soprattutto attenta, concentrata, che trova un feeling con lo spettatore tanto inaspettato quanto a conti fatti accattivante e dunque vincente (modestia d’intenti che perciò risulta un merito).

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Apprezzata e glorificata attrice quarantenne, forte del successo avuto più di vent’anni prima con la piece ‘Maloja’s Snake’, storia d’amore tra due donne, una giovane ed una matura, cade in crisi di fronte alla proposta di riprender posto nell’identica opera ma nella parte della donna matura e non più quella giovane. Il suo rapporto sempre più difficile con la premurosa ed inseparabile assistente e l’accettazione della morte del proprio maestro di vita la mettono di fronte alla necessità di crescere e reinventarsi, buttandosi alle spalle la giovinezza con tutto ciò che essa comporta.

Dalla palese aridità dell’intreccio dunque, apparentemente uno sconfinato baratro di noia e mancanza di ispirazione, scaturisce però quasi subito un senso di instabilità, un imperante baratro nel vuoto dal quale sappiamo di essere minacciati e dal quale rifuggiamo istintivamente. La crescita della protagonista (interpretata da una straordinaria Juliette Binoche nonchè fine ultimo del film facilmente comprensibile) risulta essere resa non tanto dalle parole o dalle situazioni, quanto ad uno sguardo più attento da un insieme di sensazioni, da un groviglio di istintive angosce che si sommano l’una sull’altra componendo infine una successione di consapevolezze. L’atmosfera che permea l’intera opera risulta doppiamente utile, relegando lo svolgimento al ruolo di semplice dispensatore di realtà (ad un ruolo secondario) e correndo a pari passo con la coppia di attrici, suggerendo le fasi del loro rapporto e della loro crescita attraverso la straordinaria bellezza dei picchi innevati piuttosto che delle immense vallate scavate dalla nebbia. Ma non sfugge altresì l’ironia dell’intelligente scelta di Assayas, ovvero il privare di importanza i dialoghi che ricoprono invece nella sceneggiatura una considerevole importanza (essendo il film prevalentemente scandito dalle prove di recitazione delle protagoniste), riconferma della volontà dell’autore di realizzare un film sulla riflessione e sul palesarsi tacito e non manifesto, intenso e mai prevedibile dei drammi personali.

Volendo osare ulteriormente, penetrando cioè ancora più a fondo del mistero che scandisce i capitoli dell’opera (richiamando così facendo ancora una volta con sagacia l’accostamento tra l’opera e la vita e quindi l’importanza della stessa nella crescita dell’attrice), potremmo definire ‘Sils Maria’ fondamentalmente un film sulla fragilità, sul timore che soverchia e sopprime di fronte alle difficoltà; la maturazione personale, la crescita, sono sì cruciali nel film e come già detto ne risultano lo scopo primo, ma ciò che viene sottolineato e rimarcato con più coraggio è l’importanza della giovane assistente nella vita e nelle scelte dell’ormai esperta attrice. La scomparsa della ragazza, quasi inghiottita dalla nebbia, dall’immaginario serpente d’aria che dà il nome alla pièce del film, coincide con la presa di coscienza dell’attrice stessa ma rimarca anche la tragicità di una perdita e la solitudine che accompagna una scelta. In fin dei conti è come se quest’ultima non fosse mai esistita, non a caso la sua figura non viene mai approfondita e sempre non a caso la sua fuga acquista un valore simbolico, magico, quasi mistico più che materiale (non importa e non verrà mai svelato infatti l’esito di quella ultima giornata trascorsa in Sils Maria). Un film dunque affascinante, audace, sottile come una lama e perentorio nelle sue conclusioni, intenso, profondo e imperdibile.

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Voto: ★★★/★★★★★

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