No No Sleep

Wu wu mian (2015) – Tsai Ming-liang / Taiwan

Se il Cinema, per come viene normalmente inteso, dovrebbe fondarsi principalmente sulla finzione, sulla riproduzione più o meno credibile di determinati contesti o situazioni, quello di Tsai Ming-liang ne è senza dubbio la più manifesta smentita. Con gli anni, infatti, il maestro taiwanese ci ha mostrato la pura e semplice purificazione e messa a nudo di un gesto, la completa catarsi da un mondo in rovina, il definitivo riscatto di un’Arte purtroppo al giorno d’oggi sottovalutata. Sin dai suoi primi lavori egli ha intessuto, ancor prima di vicende, vere e proprie realtà dogmatiche, ed il tutto attraverso una sintassi semplice, sottile, interamente costruita sulla rivoluzione del metodo di analisi della quotidianità per mezzo della riproduzione schietta della stessa. A questo senso ‘No no sleep’, ad ora uno dei suoi ultimi lavori, rappresenta il rifiorire di tale idea, la conferma di un Cinema sincero, naturale, istruttivo, propedeutico allo studio della Vita nei suoi aspetti più palesemente fondamentali.

Scendendo nel dettaglio dell’opera, una delle installazioni di una lunga serie, vediamo l’oramai consolidato monaco (interpretato dall’altrettanto consolidato Lee Kang-shenk) in alcuni momenti della sua giornata. Tali momenti vengono però ripresi da varie angolature, dilatati e presentati sotto forma di lunga, interminabile ripresa, proiettando lo spettatore in un sogno/incubo che diventa, come peraltro suggerisce il titolo, una sfida contro il sonno, l’ennesimo, riuscito tentativo di convincere chi osserva a superare ogni comprensione della materia convincendolo della validità e anzi necessità di un Cinema onnipotente, perentorio e definitivo.

Il centro di una grande città affollato e comandato dal vociare della folla. Stacco. In fondo ad un ponte, o comunque ad un lungo corridoio, scorgiamo un  uomo intento a posare i propri piedi con cadenza quasi snervante: movimenti ridotti al minimo, quasi illusioni di una staticità dilagante. Silenzio quasi assoluto, siamo solo noi spettatori a fare da padroni assoluti della scena, riversando sul momento ciò che lo stesso ci ha appositamente portato a provare. Si sarà già intuito che non è un’analisi ordinaria, semplice, la suddetta, perlomeno non quella di un film. Ciò che risulta allucinante è infatti la struttura stessa del lavoro in causa, ovvero un infinito protrarsi di non-eventi, di recipienti, sottili contenitori nei quali riversare indirettamente un determinato messaggio. In poche parole lo snodarsi di fatti, di volti, di una serie di universali che diventano tali solo in quanto incontaminati, registrati e non artefatti. Ciò può risultare alle volte eccessivo, come ne ‘Il gusto dell’anguria’, o al contrario assolutamente geniale, come in ‘Stray dogs’ ma, pareri a parte, l’incontrastabile perfezione del Cinema di Tsai Ming-liang risiede proprio in questo, nel saper proporre la realtà per come è, in un muto, sacrale, snodarsi di corpi, nell’eterno, straziante sanguinare di una ferita necessaria, visibile, eppure incomprensibile e inguaribile, e questo a sua volta non può che ricordarci immancabilmente di quel dolore che il protagonista de ‘Il fiume’ si trascinava dietro arrendevolmente eppur dolorosamente. Dunque in questo senso si potrebbe affermare che il sottoscritto intenda tale Cinema come il faticoso proseguire dell’uomo-autore soverchiato da un fardello che risulta essere la vita stessa.

Certo in questo caso il discorso è decisamente cinematografico, risente più che altro della volontà di slegarsi da delle catene che limitano al giorno d’oggi sempre più il Cinema d’autore (limitandoci a prendere in considerazione questo soltanto). Non notiamo infatti un chiaro susseguirsi e, nonostante il protagonista sia in effetti ripreso in vari episodi della sua giornata, ciò non esclude il riprodursi di sensazioni come crescente instabilità, disorientamento, angoscia e profonda empatia col contesto riprodotto, fatto che contribuisce a segnare l’intera opera fino a contraddistinguerla nettamente. In seguito a ciò dunque ‘No no sleep’ si può considerare non solo un lavoro perfettamente coerente e sottoposto ma soprattutto intelligente, affascinante e dal fine quantomai nitido e ragionato, l’esperimento riuscito di un maestro assoluto, tra i contemporanei più ineguagliabilmente unici e geniali.

Voto: ★★★/★★★★★

Questa voce è stata pubblicata in Slow Cinema e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...