Il pozzo e il pendolo

The Pit and the Pendulum (1961) – Roger Corman / USA

Certamente è la fama a precedere, prima di ogni altra cosa, nomi come quello di Roger Corman; regista votato ad una vena orrorifica, nel suo genere altamente innovativa e ricca di continue sperimentazioni nella seppur pianificata e rigida metodologia, che ha continuato col trascorrere del tempo e con la maturazione, ad apportare grandi cambiamenti al Cinema horror. Per questo considerato il padre di quest’ultimo genere, il regista americano vanta inoltre una tra le più prolifiche carriere registiche che gli hanno concesso, spesso e volentieri al fianco di un attore come Vincent Price, di dominare il panorama dei B-Movie statunitensi: questo suo ‘Il pozzo e il pendolo’ dunque può essere considerato come una delle sue opere più genialmente originali e riuscite.

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Liberamente tratto dall’omonimo racconto di Edgar Allan Poe (come spesso usato fare dal regista), il film narra dei segreti e delle maledizioni che circondano una coppia e la loro residenza. Lui, Don Medina, lei, Elizabeth. Quando, dopo l’apparente decesso di quest’ultima, il fratello Francis si recherà verso la residenza, luogo del fatto, fantasmi del passato e lugubri e incestuose trame torneranno a galla. Il mistero sulla morte della donna si infittisce, Medina impazzirà in preda al malefico passato del padre, e il giovane Francis dovrà fare i conti con uno sfortunato tradimento e un’affilatissima lama a pendolo pronta ad ucciderlo.

È fuor di dubbio il prezioso apporto che Corman ha contribuito a dare all’horror, primo su tutti una logica basata sulla perfetta simbiosi tra lo stesso e un’intelligente, efficace resa tecnica, non solo nella regia quanto in settori come quello scenografico e sceneggiativo. Proprio a partire da quest’ultimo si possono riscontrare le maggiori invenzioni del regista. La complicata, intricata natura degli intrecci infatti favorisce spesso la creazione di una logica dove il minimo dettaglio, il minimo particolare, perfino la singola ripresa, vengono caricati di un valore e di un’efficacia tecnica estremamente interessanti. Pur perfettamente addentrato all’interno di una logica di genere infatti, Corman compie una serie di interessanti approfondimenti sulla natura umana e sull’esito delle azioni quando portate all’estremo da volontà malvagie o eccessivamente ambiziose. Certo, ad uno sguardo complessivo risulta alquanto complesso riuscire a dare un peso rilevante a tali propositi, soprattutto in quanto meno rilevanti all’interno dell’opera. Se infatti Poe sfrutta il linguaggio per incutere timore e sofferenza attraverso l’immaginazione, altrettanto non può intentare il regista di Detroit, costretto ad adattare una logica letteraria perdendo nettamente il potenziale proprio al genere da lui trattato.

Meccanismi che scorrono rapidi e funzionanti quelli di Corman, molto simile in questo senso al maestro Bava. Ingranaggi ben collaudati che permettono all’opera di scorrere rapidamente e con una coscienza di sé e dei propri mezzi degna di menzione. Grazie al grande carisma dell’attore protagonista Vincent Price, vero perno della vicenda, il film riesce a calare meglio lo spettatore nei panni della vittima, in balia delle spietate e inafferrabili trame ordite dai personaggi, e vantare una buona carica magnetica sullo stesso. Quest’ultimo punto è infatti sfruttato abilmente in ambito registico. Notiamo spesso e volentieri una serie di intelligenti e contestualizzati giochi visivi, come deliranti e fuorvianti spirali ipnotiche, colori che invadono lo schermo sottolineando diverse fasi mentali (flashback, premonizioni ecc…), e il tutto caratterizza il momento sottolineandone l’aspetto psicologico oltre a quello puramente terrificante. Se dunque teniamo presente l’interezza dei particolari sviluppi sopra elencati e la comunque godibile natura dell’opera in sé, possiamo senz’altro concludere con l’apprezzamento di un film che rimarca il notevole contributo dell’autore al settore horror e che non può risultare insoddisfacente.

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Voto: ★★★/★★★★★

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