Tusk

Tusk (2014) – Kevin Smith / USA

Direttamente dalla mente caratteristicamente geniale e intraprendente dell’autore di ‘Clerks’ e ‘Dogma’, un’opera irrisoria, sfaccettata, che fonde insieme svariati generi cinematografici per una vicenda toccante, spaventosa, orribile, ridicola, impensabile anche se in fin dei conti non del tutto riuscita. Smith dunque si appropria intelligentemente dei tipici canoni del grottesco unendoli ad una sceneggiatura strampalata e mozzafiato, che purtroppo lascia intravedere tanto la buona volontà dell’autore quanto la non comune abilità necessaria a dirigere un simile lavoro.

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Wallace gestisce insieme all’amico Teddy un podcast radiofonico che raccoglie storie bizzarre da tutto il mondo. Durante uno spostamento lavorativo risultato infruttuoso e in seguito alla scoperta inusuale di un uomo con un passato strabiliante, egli decide di recarsi da quest’ultimo con lo scopo di raccoglierne la testimonianza. Una volta arrivato lì però l’uomo terrà in ostaggio Wallace attuando perverse e grottesche operazioni su di lui, tutte con il preciso scopo di trasformarlo in un tricheco. Una volta “creata” la rivoltante creatura, gli amici del protagonista si affretteranno a salvare quest’ultimo, purtroppo però il finale sarà decisamente amaro.

Interessante l’esperimento tentato qui da Smith; sembra quasi che con quest’opera quest’ultimo abbia infatti volutamente voluto scombinare i cardini e i preconcetti, non solo del genere, ma dell’intero modus operandi americano in voga. ‘Tusk’ infatti, come le precedenti opere dell’autore, non ha una vera e propria paternità, non si riallaccia ad altri particolari precedenti: si potrebbe dire, in una sorta di semplificazione, che esso introduca il dramma in una vicenda che poco e nulla ha dello stesso sotto quasi tutti i punti di vista. È inevitabile provare tristezza e amarezza per la terribile sorte del protagonista così come per l’intero procedere della vicenda, ma è d’altro canto innegabile notare l’atteggiamento di sardonico distacco che il regista innesta nella propria direzione come nei più tetri e surreali dettagli della storia. Un netto contrasto perciò: contrasto che produce un’impressione di straordinaria follia e inaspettato interesse, non tanto per l’epilogo (che si rivelerà infatti alquanto scandente causa varie scelte tecniche e sceneggiative), quanto proprio per la costruzione, che inneggia alla pazzia e all’insensatezza facendo presagire un collegamento all’uomo e ad ogni tematica ad esso relativa, seppur di scarso spessore in confronto alla totalità dell’opera.

L’aspetto tematico poi, come appena accennato, si rivela estremamente più importante di quanto non possa sembrare a prima vista. La figura di Howard Howe (il perverso marinaio), con tutto ciò che ad essa concerne e che attorno alla stessa gravita, ovvero violenza, orrore e sadismo, simbolizza la smitizzazione della figura dell’uomo, il tentativo di denunciare lo stesso in quanto creatura legata indissolubilmente al concetto di normalità della violenza come norma suprema per l’esistenza. Ogni crudele e spietata azione, mostrata inoltre senza filtri e risultante sconcertante proprio in quanto nettamente reale, punta alla denuncia di una mostruosità dell’essere umano purtroppo esistente (seppur chiaramente portata agli estremi sullo schermo per risultare più sconvolgente).

Tutto ciò è realizzato in maniera estremamente funzionale, con uno stile registico efficace e competente. Stile che però lascia trapelare una forte sconclusionatezza di fondo, dovuta principalmente ad una tendenza forse eccessivamente presuntuosa nell’abbinare e far scontrare in maniera violenta troppi generi discordanti tra loro, come i B-Movie per ragazzi, commedia, grottesco e horror, cadendo, specialmente in alcuni punti, nel puro ridicolo. Un’opera sicuramente interessante e coinvolgente, con ottimi intenti e altrettanto buona sceneggiatura, che però perde l’originalità e l’efficacia di opere come ‘Clerks’, a loro modo innovative e rappresentative nel loro genere. Un film da vedere, con molti difetti: un’opera che paga lo scotto del proprio eccessivo coraggio.

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Voto: ★★★/★★★★★

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