Dawn

Morgenrøde (2014) – Anders Elsrud Hultgreen / Norvegia

Difficile, dopo una sola visione, riuscire a far proprio un mondo tanto distorto e rivelatore, così insensibilmente annichilente, ancora più arduo esimersi dall’esserne chiamati in causa in quanto umanità distruttrice, sadica macchina sfruttatrice trascinata sull’orlo del baratro dai suoi stessi errori, così propriamente inevitabili e al contempo definitivi. ‘Dawn’ è un’opera che in tutta la sua spietata e necessaria attuazione non si esime neanche un attimo dal definire con estrema sincerità il vero volto dell’essere umano, calandolo con arguzia in un contesto criptico e cinico, i cui dogmi rimangono come quelli di una sopravvivenza futile quanto di fatto impossibile.

In un futuro evidentemente lontano, in un pianeta quasi del tutto irriconoscibile (non molto dissimile ad una riapparsa era glaciale), segnato dal dilagante morbo dell’inquinamento, che ha reso la maggior parte delle fonti d’acqua altamente velenose, due uomini vagano disperati. Il sospetto reciproco e una fievole fiducia nella sopravvivenza regnano nelle loro esistenze. Insieme decidono di dirigersi verso una misteriosa sporgenza rocciosa, centro di manifestazioni e di fenomeni inspiegabili. Il fatidico scontro per la sopravvivenza si consumerà per l’ultima volta, tra rivelazioni inquietanti e brevi fiaccole di vita che non possono che far presagire ad una fine imminente.

Se il Cinema ha da sempre avuto il preciso scopo, superiore alla sua volontà e dettato dalla sua stessa esistenza, di trascendere ogni tipo di decifrazione terrena per proiettarsi in uno spazio grandemente allegorico, qui assistiamo al compiersi del tutto ineccepibile di tale imposizione. Un’opera questa davvero unica, un film che volutamente risale fino alle origini dell’umanità per porsi dei quesiti fondamentali e regolatori della stessa. Tempo, spazio, comunicazione, ogni forma di imposizione o tentativo di regolare l’opera viene abolito a priori per una forma totalmente scarna ed essenziale, proprio per questo lucida e fortemente metaforica. Due sopravvissuti, due figure quasi imperscrutabili e logorate dall’imperterrito scorrere della vita, apparentemente insensibili, vagano senza una meta precisa trasportati unicamente da quello spirito di sopravvivenza che trascina l’essere contro il suo stesso volere. Il loro incontro, il rapporto che si instaura tra i due, non ha niente a che fare con un normale rapporto tra esseri viventi, nessun tipo di sentimento si interpone tra loro se non un odio sospettoso e pieno di rancore, l’odio per l’intero genere umano che li ha portati fino a quel punto, incarnandosi qui per entrambi nel reciproco compagno di viaggio.

Il loro viaggio diventa quindi la metafora di una ricerca esistenziale che trascina inevitabilmente i protagonisti verso un luogo al contempo misterioso, affascinante, necessario ma pericoloso, ovvero la maggiore fonte di acqua pura dell’intero deserto. Ciò che viene messo in rilievo qui non è tanto la lotta tra uomini o l’imperituro istinto di sopravvivenza tra esseri viventi, quanto una vera e propria ricerca ostinata e fatale che lega l’essere stesso alla degradazione e infine all’autodistruzione, a quello spirito nocivo e miserabile al quale ognuno si sente legato come ad un’oscura predestinazione, a tratti presente in opere come quelle di Hussain (‘Ascension’) o Tarkovskij (‘Stalker’), in questo caso probabilmente con un pessimismo ancora più calcato e meno didascalico. Non c’è dunque da stupirsi che l’opera intera si basi su una mancanza totale di punti di riferimento o informazioni a riguardo, se non qualche timido accenno alle circostanze iniziali. Qui l’autore non vuole semplicemente creare una storia quanto rendere nel modo più cupo possibile una visione dell’uomo alquanto universale, troppo per non essere compresa appieno così per come viene mostrata, e difatti lo spettatore non necessiterà in alcun modo di riferimenti dettagliati o dialoghi che esplichino la situazione; tutto è al contempo intuibile e ricollegabile ad una situazione generalizzante e definitiva del genere umano (e quella dell’inquinamento è solo una delle tante critiche che gli vengono mosse).

Lande deserte e sconfinate, un silenzio quasi agonizzante interrotto solo dal turbinio del vento e dalle note terrificanti della colonna sonora. Tutto richiama ad un’ancestrale ritorno alle origini, ad una riflessione più profonda su noi stessi. Sotto questo punto di vista l’intero apparato tecnico è ineccepibilmente adeguato alle circostanze ricreate. La regia è volutamente disturbante, fatta di riprese a spalla mosse e destabilizzanti, di primi piani terrificanti quanto precisamente inquadranti le emozioni dei protagonisti: in due parole assolutamente convincente, non molto dissimile da quella straordinaria prova tecnica che si notava in ‘Sul globo d’argento’.

Un’opera quindi pienamente sull’uomo, un saggio esistenziale dai toni drammatici e nichilisti. Una pellicola che fa della riflessione un vero e proprio atto rivoluzionario, una presa di coscienza e un profetizzare coraggiosi e visivamente imponenti. ‘Dawn’ è uno scioccante ritratto apocalittico di una bellezza estasiante e di una forza espressiva unica; un’alba questa che, come profetizza il titolo, è probabilmente la nota conclusiva di un mondo finito, logorato da quella stessa superba spinta verso l’irraggiungibile supremazia vitale dalla quale non ci si può sottrarre, nemmeno attraverso una fede arcana e incomprensibile, che, come uno dei protagonisti incessantemente segue, dimostra l’ottusa difesa di un genere destinato ad estinguersi.

Voto: ★★★★/★★★★★

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2 risposte a Dawn

  1. Pietro ha detto:

    Ciao, da un paio di giorni mi sono avvicinato al vostro blog(su indicazione di Frank di Visione Sospesa)e volevo farvi i complimenti per la qualità dei film che recensite e per le recensioni stesse.

    Riguardo al film invece, se possibile, volevo sapere se fosse in qualche modo reperibile in rete.

    Ciao!

    Piace a 1 persona

    • cinepaxy ha detto:

      Ciao Pietro, grazie dei complimenti sei molto gentile(e lo è anche Frank)! Purtroppo per quanto riguarda “Dawn” non posso aiutarti, ho chiesto il film direttamente al regista; non so se anche tu hai un blog, sito o simili ma in questo caso non ci dovrebbero essere problemi a reperirlo! 🙂

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