Mancanza-Inferno

Mancanza-Inferno (2014) – Stefano Odoardi / Italia

Sulla falsa riga del lavoro precedente il regista abruzzese torna a parlare in maniera fortemente allegorica di argomenti tanto delicati quanto profondi; questa volta la sua attenzione va a focalizzarsi sulla tragedia che nel 2009 ha colpito la sua regione, ossia il terremoto dell’Aquila. In ‘Mancanza-Inferno’ tuttavia la catastrofe non viene raccontata ma solamente ripresa per quello che ha lasciato alle spalle, sui luoghi e sulle persone, il tutto con uno stile brillante, deciso e del tutto personale, che rende la seguente un’opera di straordinario valore, soprattutto se considerata all’interno del panorama italiano.

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Una presenza apparentemente ultraterrena ispirata dalle Elegie Duinesi di Rilke vaga per le rovine della città abruzzese. Qui un gruppo di persone è rimasto intrappolato e pare essere stato abbandonato dal resto del mondo; ecco che ognuno di loro condividerà i propri pensieri e le proprie disperazioni che, grazie ad un lucido lavoro di focalizzazione su questo microcosmo, da frustrazioni individuali, diverranno universali.

‘Mancanza-Inferno’ è un viaggio struggente e fortemente metaforico che agisce catapultando lo spettatore in una realtà che non sembra attuale ma che invece lo è a tutti gli effetti; le atmosfere del film difatti sono pregne di poeticità e cercano di toccare la tragedia senza calcare troppo gli aspetti più drammatici di questa, bensì lavorando essenzialmente sul piano umano e ricoprendo i fatti di un’aurea ossequiosa, quasi sacra, conferendo loro un’importanza esorbitante che allo stesso tempo non ingrandisce alcunché.

Nel seguire questa presenza angelica che accompagna la visione si viene come immersi in un universo purificatorio senza dubbio alleggerente la visione, che altrimenti risulterebbe più pesante; ed è in questo che il film di Odoardi si scosta totalmente da una prospettiva documentaristica costruendosi una struttura propria e innovativa, perfetta per lo scopo prefissato. Quella in questione infatti è un’opera che, al contrario di come potrebbe sembrare, non è strettamente legata al soggetto, ad una catastrofe specifica, e ciò è confermato dal fatto che fino alla fine della visione, quando ci viene presentata la didascalia che spiega la relazione del film con il terremoto dell’Aquila, uno spettatore straniero, o ignaro di quell’evento, potrebbe interpretare il tutto in maniera diversa e questo è sicuramente un grande punto di forza del film; quello che emerge effettivamente difatti non è la rappresentazione di un Inferno bensì dell’Inferno, dunque non un Inferno specifico, non una catastrofe in particolare, ma l’unico e solo Inferno che, in questo caso, viene poi contestualizzato al cataclisma dell’Aquila. E ciò appunto non significa che il film non si riferisca alla tragedia abruzzese, che, anzi, durante la visione viene notevolmente data ad intendere, piuttosto che la messa in scena qui adottata sia altresì fonte potenziale di un allargamento di contesto non più specifico ma universale, tramite il quale la condizione dei cosiddetti dannati (ossia le vittime), possa divenire uno status generale all’interno del quale lo spettatore si può rivedere.

Odoardi inoltre dimostra ottime doti tecniche messe in pratica tramite una regia saggia, moderatamente lenta e attenta alla simmetria delle immagini, nel complesso perciò una regia del tutto interessante senza dubbio fondamentale nella ricostruzione di atmosfere celestiali e volte alla riflessione. La struttura teatrale sulla quale viene impostato il film poi appare straordinariamente adatta alla sceneggiatura basata sostanzialmente su monologhi: notiamo poi questi acquisire diverso significato a seconda della situazione nella quale vengono pronunciati, dunque una profonda poeticità quando proferiti dall’angelo, al contrario, dei tragici resoconti di sofferenza individuale se proferiti dai dannati; di fronte a quest’ultimi in particolare è difficile non ricevere emozioni poiché, così per come posti, vengono caricati di notevole efficacia.

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Voto: ★★★★/★★★★★

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