Crumbs

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Crumbs (2015) – Miguel Llansó / Etiopia

Reinventare letteralmente un mondo sull’orlo del precipizio lasciando sprazzi di umanità infelice e inconsapevolmente senza speranza per ricreare una condizione prettamente esistenzialista della vita. Il talento spagnolo di Miguel Llansó lascia ampio spazio alla sua immensa creatività artistica per porre al suo pubblico una questione tanto essenziale quanto di fatto decisiva. Ricostruendo una realtà apocalittica, a secoli di distanza dalla nostra, l’autore intraprende qui un viaggio al contempo surreale e spaventoso con il preciso intento di ridefinire il concetto di umanità, senza altro strumento se non la consapevolezza personale di individuo calato nella propria, mascherata realtà.

In un imprecisato mondo futuro, ad anni e anni di distanza dal nostro, dove l’umanità ha già distrutto tutto e dove ogni rimasuglio di un passato figura come un tesoro inestimabile, i pochi sopravvissuti vagano come anime in pena tra deserti e altipiani rocciosi. Da qui parte la storia dei nostri due protagonisti, Candy e Birdy, una coppia di sopravvissuti che vive in una sala da biliardo oramai in rovina aspettando il momento nel quale un enorme veicolo spaziale li riporterà a casa, lontano dalla loro realtà. Per fare ciò Candy si imbarca in un lungo viaggio in cerca di Babbo Natale, per esprimergli il desiderio di imbarcarsi sull’astronave, ma ben presto si accorgerà che non sempre i sogni sono realizzabili, specie in una realtà tanto spietata e decadente.

Come concretizzare l’angoscia e il terrore più ancestrali, quelle sensazioni, quegli echi di un’intera stirpe, che diventano vere solo nel momento in cui la riminiscenza si fa improvvisamente realtà, resuscita immediatamente a causa di un vizio, di una deformazione, purtroppo alla base del nostro status di esseri viventi. Perchè quando un mondo ed una realtà diventano contemporaneamente nitide e presenti come un incubo, come la dimostrazione dell’eterna imperfezione, dell’immortale tendenza all’autodistruzione intrinseca nell’essere umano, ciò che è presente rimane come una tenebrosa profezia, allucinante proprio in quanto perfettamente credibile. Tramite quest’impresa cinematografica di grande ambizione e di ancor maggiore coscienza sociale Llansó prova a codificare e rendere universali delle considerazioni e dei risvolti quantomai attuali ed importanti, trasportando lo spettatore in un immaginario solo apparentemente perverso e grottesco, di fatto invece spietatamente reale. Un viaggio, una ricerca, un disperato tentativo per vivere e al contempo per dare un senso alla vita stessa: da qui comincia ogni riflessione.

Quello del nostro speranzoso supereroe è un viaggio altamente metaforico, estremamente significativo, come del resto l’intera opera. Dietro ad ogni elemento, ogni ripresa, ciascun personaggio, si celano al contempo una riflessione ed una satira altamente simboliche. Sempre sul limite tra surreale, grottesco e satirico, ma altrettanto cauto nel non andare oltre, l’autore gioca su una moltitudine di fattori e di sensazioni senza per questo dare una ben precisa etichetta all’opera in corso, lasciando che ogni tipo di impressione venga a galla rendendo la visione di un disturbante a lungo termine pregevolissimo, molestante in quanto inattesa e indefinibile. Di fronte a varie scene, come ad esempio l’improvvisa e sconcertante collera di un Babbo Natale focoso e completamente estraniato dalla vita, si comprende appieno quale saggio nonchè abile punto di vista voglia adottare l’autore, ovvero quello di un individuo ambiguo, critico, pessimista ma al contempo palesemente parteggiante per una sorte benevola, come se ciò che riproducesse, l’intero svolgersi degli eventi, andasse contro la propria volontà, come se il dipanarsi delle vicende fosse già scritto in quanto parte di un disegno purtroppo disastroso ed avvilente che vuole l’uomo al centro di una sconfitta esistenziale a priori, e ciò è il fulcro dell’intera opera.

Ben presto infatti, ma in fondo fin dall’inizio, i due protagonisti realizzeranno veramente l’infondatezza di un proponimento irrealizzabile e troppo lontano dalla loro portata di semplici schiavi dell’eterno e sadico meccanismo che è la vita: a nulla serve l’invocazione a Dei sconosciuti o ad oggetti del passato (come ad esempio uno scatto di Michael Jordan o la riproduzione miniaturizzata del Gesù bambino in fasce, che difatti vengono ridicolizzati attraverso riprese degli stessi galleggianti nello spazio) o anche la rabbia dopo la non avvenuta risoluzione dei problemi, gli unici a sopravvivere saranno i ricordi dei tempi trascorsi, i testimoni imperterriti della fine del mondo; un mondo dove continua a regnare la legge del guadagno, quello spirito di sopravvivenza accanita che porta i pochi individui rimanenti a diventare ladri, omicidi o alla meglio aguzzini. Tanti spunti di riflessione dunque per un’opera quantomai ricca di significati e di spessore contenutistico.

Una tecnica di realizzazione poi assolutamente ineccepibile. Una fusione di svariati generi ed attitudini, una regia assolutamente ineccepibile, che dimostra una competenza quasi irraggiungibile e sicuramente convincente, una fotografia sublime e suggestiva come poche. Insomma, un film pregevolissimo, di una concretezza sbalorditiva: una pellicola che conquista fin dal primo minuto,fin dalla prima inquadratura. Un’apocalisse quantomai vicina per un mondo inutilmente speranzoso, un’unione insperatamente riuscita tra esistenzialismo, fantasia e surrealismo.

Voto: ★★★★/★★★★★

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