The Exercise of Chaos

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O Exercício do Caos (2013) – Frederico Machado / Brasile

Prorompente, straordinario e demolitore questo primo lungometraggio del talento brasiliano Frederico Machado. Con una forza dirompente propria negli ultimi tempi a pochissime pellicole  “The Exercise of Chaos” mette in mostra tutto il proprio potenziale espressivo attraverso una manifestazione di arte pura e di alto livello, davvero rara. Con uno stile ed una messa in scena molto simili al Reygadas di “Post Tenebras Lux” o al Von Trier di “Antichrist”, il regista sudamericano si dedica qui all’analizzare l’essere umano attraverso una luce puramente dissacrante e malefica, ridicolizzando l’uomo e la sua superbia nei confronti del devastante potere del sovrannaturale.

In una piccola fattoria immersa nella foresta e distante miglia dai centri abitati vive un uomo insieme alle sue tre figlie. La loro vita scorre ordinariamente tra il lavoro e le tipiche abitudini personali. La misteriosa scomparsa della madre ha gettato un’ombra sull’intero nucleo familiare, ormai rassegnato alla propria esistenza e controllato dal proprietario del complesso, ma tutto ciò è destinato a precipitare del tutto in un baratro di morte e malvagità: tutti gli inganni nascosti verranno a galla insieme ad una terrificante potenza celatasi nella boscaglia. Ed è solo l’inizio.

Un lavoro superbo sotto tutti i punti di vista quello attuato qui. La concretizzazione vera e propria del Male, che qui diviene reale e tangibile, una presenza costante ed allucinatoria, è solo uno dei molteplici meccanismi che vanno ad incastonarsi insieme in un’opera dalle mille sfaccettature e dalle mille interpretazioni. Machado intraprende qui un viaggio tra i più impegnativi quanto significativi che il Cinema possa regalare, uscendone dichiaratamente e senza ombra di dubbio vincitore. Perchè se è vero che il Male è una presenza reale ed esistente, è anche vero che essa si nasconde nella quotidianità in maniera al contempo invisibile ma percettibile. L’impostazione stessa del film, diviso in tre capitoli chiamati rispettivamente “Exercicio”,” Limbo” e “Caos”, suggerisce fin da subito una costruzione horror ma soprattutto tesa ad un divenire, ad un’incipiente parabola nefasta e corrosiva dove la concezione abitudinaria di esistenza viene completamente smontata. Un Caos dunque dove, all’interno di una progressiva confusione grottesca, viene smontata completamente ogni razionalità o senso alla narrazione, e dove esso stesso diviene elemento principale sia a livello di sceneggiatura che di tecnica realizzativa.

La contrapposizione tra il Male esteriore, quello della Natura e dei suoi oscuri dettami, comandata da spiriti malvagi e da entità sovrannaturali, e quello umano, quello che l’essere ricrea tramite le proprie azioni, si muovono qui parallelamente fino a confondersi, lasciando superstite unicamente una concezione nichilista e dissacrante della vita. Il Caos, come suggerisce il titolo, è il protagonista assoluto, è il burattinaio che comanda e sovrintende dall’alto ogni avvenimento. La morte di uno dei membri della famiglia altro non è che la condanna assoluta alla malvagità e alla spavalderia dell’essere umano su tutto ciò che lo circonda ma anche e soprattutto la semplice supremazia dell’irrazionale sul razionale, la vittoria di tutto ciò che, celatamente, invade e corrompe la vita, e non a caso l’ambientazione della sequenza finale è proprio una Chiesa. Non ci sono dunque particolari spiegazioni nella struttura della sceneggiatura, nel delirio totale di una messa in scena tanto folle quanto di fatto meticolosamente e precisamente perfetta, ma solo la volontà di radere al suolo ogni concezione di reale e di illusorio tramite una storia che gioca molto sulla prevaricazione del Male nella quotidianità: un Male che nella realtà diventa quello che l’uomo si infligge da solo tramite le sue azioni.

Ineccepibile come tutto ciò viene poi messo in pratica. La regia, così come l’intera impostazione dell’opera, accenna ad atmosfere, a musiche (nella loro apparente stonatura col resto) e a ritmi dichiaratamente in bilico tra l’horror e il thriller, trattando però di argomentazioni e tematiche filosofiche quasi in contrasto con il resto, rendendo il tutto ancora più innovativo nonchè suggestivo. Le sequenze oniriche sono altamente preponderanti all’interno della pellicola, e tendono a distorcere la realtà finendo per assimilarla in un contrasto sanità-follia assolutamente straordinario. In un’avvincente e progressiva vittoria del grottesco, di un’atmosfera dichiaratamente lynchiana, diventa però tangibile il dolore dell’uomo che perisce sotto l’azione del Caos. Le tre sorelle verranno trasportate sull’orlo della pazzia finendo per rifugiarsi (inutilmente) nel santuario di Cristo: ogni sforzo per sfuggire al Male risulta vano, l’inganno dell’uomo e l’azione del demonio hanno già fatto effetto, hanno già distrutto l’umanità.

Davvero inquietante perciò questa parabola demoniaca del grandissimo talento brasiliano. Una tecnica registica, una realizzazione finale davvero sbalorditive ed inaspettate. Uno stile tutto unico che mostra un’incipiente nichilismo dissacrante ed un pessimismo di alto livello artistico. Un film riuscitissimo e senza sbavature, una vera perla cinematografica degna di visione, che si conquista il suo posto meritato tra i grandi capolavori degli ultimi anni. Ci aspettiamo altri prodigi da questo emergente talento brasiliano.

Voto: ★★★★/★★★★★

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