Nénette e Boni

Nénette et Boni (1996) – Claire Denis / Francia

Dall’occhio attento e scrutatore di Claire Denis un film che emoziona e che trasmette molto. Un’opera questa che affonda le radici nel rapporto uomo-società e che, attraverso una vicenda familiare, riesce ad estrapolarne una visione interessante e disillusa, dove l’individuo si ritrova in lotta continua col suo contesto di vita, per uno status basilare e irremvibile nella sua spietatezza, e dove sempre lo stesso reagisce a tutto ciò con i suoi impulsi ribelli e anticonformisti.

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Dopo il divorzio dei genitori Nenette e Boni, ancora piccoli, sono stati divisi per anni. Quando tempo dopo Nenette si presenta a casa di suo fratello, fuggita da un istituto, i due, segnati da una vita di stenti e fatica, ricominciano lentamente l’approccio vicendevole, tra litigi e discussioni. La loro vita ricomincia fino a quando, dopo il ritorno del padre, iniziano i problemi: problemi che dovranno risolvere insieme.

Un’analisi davvero coinvolgente quella intrapresa nel film in causa: l’operazione avanzata qui dalla Denis, seppur piuttosto debole e non eccessivamente contestualizzata, coinvolge un aspetto della vita sociale davvero imponente per non dire di vitale importanza, che chiama in causa senza alcun dubbio lo spettatore, dal più vecchio al più giovane, soprattutto quest’ultimo. Infatti attraverso gli occhi di due adolescenti completamente soli nella vita, abituati a cavarsela con le proprie forze e abbandonati a loro stessi, la Denis mostra e dimostra la forza e l’impatto che la società ha nei confronti di quella che è una situazione familiare sicuramente attuale. Boni è un ragazzo solo, che vive dei ricavi di un chiosco ambulante, che lavora tutto il giorno e che, proprio a causa dei suoi traumi familiari e della sua difficile situazione, ha sviluppato un carattere scontroso e un rancore esistenziale che lo hanno portato allo status di un reietto della società, uno come tanti che proprio per questo si identifica ancor meglio come esempio lampante ed efficiente di individuo proprio alla società contemporanea. Ed è appunto questa contemporaneità il fattore principale sul quale la Denis fa leva in questo suo ‘Nenette e Boni’, l’arma migliore per trasformare in status attuale e cinematograficamente utile ogni opera.

Certo vi è da notare questa pellicola più come un’anomalia all’interno della filmografia della regista francese, tanto capace di spaziare in vari campi e generi cinematografici quanto di fatto inconsistente e debole in ogni sua opera, tra i quali possiamo citare come peggiori esempi il suo ‘Les salauds’. Uno stile, pertanto, con delle potenzialità troppo spesso inespresse il suo: stile che però rimane a trattare storie anche interessanti con una metodologia e un approccio di fatto scarsi e quasi banali. Se da un lato i sopra citati pregi di quest’opera sono nitidi ed esistenti dall’altro è innegabile un atteggiamento troppo superficiale alla tematica e un’incapacità di appropriarsi del mezzo cinematografico in modo forte ed eccessivo, come la vera arte richiede.

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Voto: ★★★/★★★★★

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