Dead Body Welcome

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Dead Body Welcome (2013) – Kees Brienen / Olanda

Una vera sorpresa, il primo lungometraggio del regista olandese. Con quest’opera, infatti, Brienen intraprende un intimo e coraggioso viaggio alla ricerca di se stesso e del vero, e più profondo, significato di amicizia, reinterpretando la propria vicenda in chiave meditativa e trascendente. “Dead Body Welcome” è appunto il tentativo personale di trovare un legame ed un senso alla fine della vita nonchè a ciò che definisce la stessa, codificando quel ponte invisibile che unisce l’essere con l’oltre, con l’indefinibile che si viene a trovare dopo la morte, dopo la rinascita.

La vicenda si basa sulla vera storia del viaggio che il regista stesso, Kees Brienen, intraprese per osservare il fenomeno dell’eclissi solare totale. Arrivato in India, il protagonista viene a sapere della morte del suo miglior amico Ritchy, e decide così di scoprire la verità sul suo decesso. Trova infine il suo corpo custodito da un gruppo di anziani sulle montagne, decide perciò di onorarlo secondo le usanze del posto. Il viaggio intrapreso e le esperienze conclusive permetteranno al protagonista di scoprire nuove prospettive riguardo all’amicizia e alla vita stessa.

Una visione davvero folgorante quella in questione. Un’opera che spalanca gli occhi facendo riflettere su molteplici aspetti, dai più vicini (come l’amicizia) fino ai più remoti (ciò che trascende l’esistenza, il significato stesso della vita in rapporto con la caducità della stessa). Il viaggio del protagonista è una metafora della vita stessa nonchè mezzo efficientissimo attraverso il quale raccontare il disagio esistenziale dell’uomo di fronte al lutto, di fronte ad una morte che, in tutta la sua insensatezza, racconta molto più di quanto non sembri. La scomparsa di Ritchy permette all’attore/autore, nonchè allo spettatore stesso, di porsi nei confronti della vita con un atteggiamento riflessivo, meditativo, interpretando il fatto stesso non come una semplice fonte di dolore, o come un lutto meramente fine a se stesso, ma come un pretesto per rielaborare il rapporto dell’uomo con la morte stessa e con ciò che attende l’essere umano all’avvento di questa, e in questo senso la sequenza conclusiva è altamente simbolica del tentativo di riprodurre quanto appena esposto.

Riflettendo poi sullo svolgimento narrativo, si nota come l’andamento dell’intera opera sia organizzato in maniera minuziosa e perfettamente sincronizzata, come se fin dall’inizio vi fosse in atto una sorta di trasformazione, di divenire, che dall’inconsapevole esistenza dell’uomo semplice portasse lentamente ma inesorabilmente ad una contemplazione muta ed angosciante, che punta tutto sulla semplice osservazione dell’attimo e di ciò che cela dietro al suo attuarsi: non è un caso che l’avvento dell’eclissi si inserisca perfettamente prima della sequenza finale, sul termine dell’opera e dopo la cerimonia finale dove, secondo le usanze Induiste, viene arso il corpo dell’amico. Quest’eclissi fa perfettamente da spartiacque tra l’attuarsi della vicenda e il portare a compimento da parte del regista il discorso già iniziato sul vero attuarsi della vita, sul viaggio che Ricky stesso compie e sull’interpretazione dello stesso in chiave puramente metaforica.

L’intera pellicola si può dire strutturata in maniera davvero stupefacente. Ad una regia assolutamente perfetta, fatta in prevalenza di lunghi piani-sequenza e di scene visivamente intense e riflessive, ma soprattutto di una potenza espressiva davvero unica, notiamo altresì una fotografia straordinariamente potente, fatta di abbinamenti cromatici e di giochi di luci visivamente fortissimi, pensiamo ad esempio alla sequenza dove, attraverso il fuoco del falò, notiamo il viso del protagonista stesso, al contempo sfuocato ma nitidissimo. Un connubio di varie prodezze tecniche che lascia senza fiato, specialmente nella seconda parte dell’opera, e che anche solo per questo, senza considerare perciò i grandissimi pregi sceneggiativi e filosofici, merita un’attenta visione.

Più che una semplice opera si potrebbe definire un’esperienza, un viaggio interiore ma anche disgregante, dove a concetti apparentemente semplici e banali viene sovrapposta la vera interiorizzazione ed espressione artistica degli stessi. Un film rimproverabile forse unicamente nell’eccessiva cripticità di fondo, che però rende indubbiamente più interessante e suggestiva la visione, nonchè assolutamente vincente sotto tutti i punti di vista; trasmette molto e reinterpreta saggiamente il discorso universale sul rapporto vita-morte in chiave però intimamente personale e filosoficamente superiore. Un vero saggio di meditazione da non sottovalutare nè dimenticare.

Voto: ★★★★/★★★★★

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4 risposte a Dead Body Welcome

  1. Frank ViSo ha detto:

    Ciao, sono Frank di VisioneSospesa.
    Cogliendo l’occasione per complimentarmi vivamente per l’intenso lavoro che stai svolgendo e per le competenti recensioni (su molte intendo ripassare, magari per scambiarci qualche opinione, tipo su Post Tenebras Lux, capolavoro!), approfitto di questo film, che mi attira moltissimo e che inseguo da tempo, per chiederti se potessi indirizzarmi verso un suo recupero… te ne sarei veramente grato. Un caro saluto e complimenti ancora 🙂

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  2. Pietro Le Gars ha detto:

    Ciao, volevo chiederti se potevi aiutarmi a recuperare il film di Brienen. Il fatto è che ho scritto alla Deprouctie ma mi hanno indirizzato verso il dvd. In seguito ho detto loro che preferivo una versione scaricabile, però non ho ricevuto risposta.
    Ho visto che anche Frank ha chiesto il tuo aiuto, quindi mi affido a te:)
    Ciao!

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