Romeo e Giulietta

Romeo and Juliet (1968) – Franco Zeffirelli / UK

Dal grande cantastorie cattolico-letterario la più grande tragedia d’amore di sempre. Riprendendo con una fedeltà sconvolgente l’opera di Shakespeare, Zeffirelli intesse qui una tela pittoresca e variopinta, che commuove per la semplicità del messaggio ma anche e soprattutto per la grande intensità della vicenda.

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La storia è quella classica, senza cambiamenti di alcuna sorta apportati: nella Verona di fine cinquecento due giovani appartenenti a due fazioni opposte in lotta tra loro vivono un amore intenso e passionale, ma l’odio e il rancore che dividono i loro diversi mondi porteranno alla morte di entrambi.

Dopo poche opere di scarso successo il regista italiano decide di trasportare su schermo l’immortale tragedia di Shakespeare, attenendosi il più possibile all’opera e cercando perciò di renderla il più fedelmente possibile. Inutile commentare la storia in se per se, in quanto non vi sono particolari inventive o segni che contraddistinguano la presenza di un autore. Le opere di Zeffirelli si distinguono, specie nella prima fase artistica del regista, per una spiccata preferenza di tutto ciò che riguarda la cristianità e il grandissimo drammaturgo inglese, che già in precedenza aveva omaggiato tramite il suo ‘La bisbetica domata’. L’attinenza alla natura originale  del soggetto principale sono le uniche premesse e gli unici fattori su cui si basa il regista, tralasciando ogni sorta di morale o tecnica direttiva personale.

Il film si presenta esattamente come si potrebbe immaginare, con i dialoghi originali splendidi e affatto appesantiti e con una recitazione stranamente convincente, specialmente nelle parti minori, tra le quali ricordiamo un ottimo Mercuzio. La messa in scena è assolutamente superba ed è probabilmente il maggior pregio dell’intera pellicola, ma da non dimenticare come il regista riesca a rendere l’intero impianto così bene da riuscire a farlo proprio esattamente in forza di quella rappresentazione tanto devota da poter risultare difettosa (e in parte lo è, seppur meno del dovuto). La colonna sonora composta da Nino Rota supporta non poco la fluidità dell’opera nel suo complesso.

Detto ciò è un film che del resto, come tutta la filmografia del regista, risente davvero enormemente di un’assoluta ingenuità narrativa nonché di una vera e propria sottovalutazione del Cinema in quanto mezzo, senza contare le pessime e discutibilissime posizioni ideologiche del Zeffirelli uomo, che se non si avverte minimamente all’interno dei suoi film, lo si può facilmente riconoscere invece per la scelta ossessiva e ripetitiva dei suoi soggetti.

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Voto: ★★/★★★★★

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