Le streghe di Salem

The Lords of Salem (2012) – Rob Zombie / USA

Heidi è una giovane DJ. Un giorno nella sua redazione arriva un pacco contenente un disco, ma l’ascoltarlo fa riaffiorare nella protagonista dei traumi remoti legati ad una setta di streghe sataniste. Demoni del passato cominciano a logorare la giovane fino a quando il demonio rivela i suoi piani attraverso un gruppo di vecchie streghe assassine, desiderose di far nascere l’anticristo per mezzo di Heidi stessa, consanguinea del reverendo che trecento anni prima bruciò sul rogo le fondatrici della setta di Salem.

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Stupefacente la trasformazione che Zombie mette in atto con quest’opera. Attraverso questo suo ultimo prodotto notiamo un completo e disarmante cambiamento di intenti ma soprattutto di forma e di stile. Con ‘Le streghe di Salem’ assistiamo ad un’opera formalmente perfetta, che comprende perfettamente i canoni del genere facendoli propri e, allontanandosi da banali riprese, riesce a tradurre e unire il tutto con una regia d’alto livello. Partendo da vicende remote e congiungendole con il presente viene creato come un ponte che collega intelligentemente il sovrannaturale e il demoniaco al possibile, evitando uno degli aspetti più nocivi all’horror, ovvero la scarsa credibilità delle premesse. Assistiamo poi ad una suddivisione perfetta della pellicola in diverse fasi, dove l’atmosfera si trasforma in un crescendo di angoscia e di terrore, ma tutto ciò non viene suggerito dalle immagini in sé per sé in quanto particolarmente spaventose ma bensì da una resa tecnica ineccepibile e funzionale al tutto. Le sequenze oniriche e sataniche sono poche e hanno l’unico scopo di creare il clima adatto, di predisporre lo spettatore e adattarlo psicologicamente al finale. Lo stile in questo senso è personalissimo e si unisce ad una regia attenta e curata nei minimi particolari: Zombie qui non lascia nulla al caso, tutto è logico e le vicende si susseguono con sempre più cripticità fino a quando l’incubo diviene realtà e il presente schiavo della fantasia allucinante dell’autore. Il Male diventa tangibile poiché mescolato e assimilato saggiamente con il reale, difatti non vengono mai suggeriti stupore o ilarità, nemmeno di fronte alle scene più sfrenate, nemmeno quando vediamo la protagonista cavalcare contemporaneamente una capra e/o un folle in completo nero dall’espressione assatanata.

Risulta lampante una certa ripresa ai grandi esempi del passato, come ha ammesso lo stesso Zombie, che ha definito il suddetto film come “Ken Russell alla regia di Shining”, e difatti c’è molto di entrambi, senza contare l’impagabile eredità polanskiana, padre simbolico di quest’opera: ma lungi dall’essergli una mera copia, questo ‘Le streghe di Salem’ suona più come un’appropriazione lecita e rimodellata del suo stile. Ogni storia è accettabile se innovativa e artisticamente superiore, e nonostante la sfrontata e blasfema entità dell’opera in causa, qui assistiamo ad un Cinema creativo e del quale non si potrà che seguirne le orme: Zombie qui si dimostra un’autore capace di prodezze incredibili, ma soprattutto un talento che smentisce definitivamente produzioni banali e stereotipate come i precedenti ‘La casa del diavolo’ o ‘La casa dei 1000 corpi’. Ogni elemento o aspetto diventa qui originalissimo, nessuna scena è fine a se stessa o censurabile, tutto fa parte di un disegno ben preciso e calibrato. Le sequenze sono perfettamente incastonate tra loro e nessuna di esse stona. Certo più che a una vera e propria critica alla Chiesa qui si assiste ad una sceneggiatura che punta molto sul sacrilego, sul dissacrare la spiritualità e la fede approfittando di questo fattore per rendere la storia ancora più credibile.

L’immersione nel mondo grottesco e del surreale è graduale e impercettibile, si assiste ad una lenta e tragica discesa negli inferi nel vero senso dell’espressione. Sicuramente l’aspetto che sicuramente fa più presa è l’atmosfera solenne e calibrata che regna indisturbata per tutta la durata, insieme ad una regia impeccabile e geometrica. Ogni inquadratura è indipendente e perfetta in ogni senso, pensiamo ad esempio agli ampi spazi e alle figure costantemente posizionate al centro della scena, come punto di fuga e centro dell’attenzione.

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Voto: ★★★/★★★★★

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4 risposte a Le streghe di Salem

  1. ohdaesoo ha detto:

    Oh, finalmente un film comune 🙂
    Ma incredibilmente hai proprio “preso” l’unico film (insieme ad A Serbian Film) ad avermi fatto veramente inca…
    L’ho trovato un pastrocchio senza un minimo senso, un film scritto malissimo e quasi trash.
    Ma lo stile è davvero ottimo e l’atmosfera a volte potente.
    Mi ricordo poco ma ti giuro che mentre ti leggevo mi dicevo che ogni cosa che scrivevi io l’avevo vista all’opposto 🙂

    Ma poco importa, questa rece mi è servita per vedere che scrivi benissimo e conosci perfettamente la materia.
    Complimenti

    (ah, ho amato moltissimo La Casa del Diavolo, tutto torna 🙂 )

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    • ohdaesoo ha detto:

      AHah, mi sono appena riletto, nemmeno mi riconosco. Io che salvo tutto, io che esalto tutto, io che anche nel peggio film tento in qualche modo di parlarne bene là mi ero letteralmente scatenato.
      In qualche modo è una rece unica quella, non ne ho altre in 800 che ne ho scritte in quella maniera.
      Anche su A Serbian Film, ad esempio, ricordo che avevo trovato tantissimi aspetti positivi.
      Comunque, altra coincidenza, ho visto che è del 25 aprile 2013, 2 anni fa precisi.
      Ciao!

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    • paxy ha detto:

      Grazie! Non credevo avessimo preferenze tanto contrastanti, in questo caso addirittura opposte. Se non altro recensire il film è servito a qualcosa. 🙂

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      • ohdaesoo ha detto:

        No, ma che siamo su due mondi diversi già lo sapevo.
        Te hai un palato fine (come Frank), io sono più di grana grossa, se un film mainstream mi regala emozioni ed è ben scritto come uno piccolo d’autore per me vale allo stesso modo.
        E non sono un ricercatore come voi.
        Però, ecco, qui davvero non è questione cinema d’autore o no, ma di film ben scritti o no.
        E credo la nostra divergenza venga da lì.
        Alla prossima.

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