El Sur

El sur (1983) – Victor Erice / Spagna

Dopo il successo del suo ‘Lo spirito dell’alveare’ torna il tanto adulato maestro spagnolo per un altro viaggio interiore, alla ricerca delle fondamenta del sentimento umano. Con quest’opera il regista riconferma la propria linea tematica riprendendo come soggetto una bambina e lasciando che tutto ciò che la circonda si manifesti da sé, per come essa lo vede e percepisce.

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La pellicola ripercorre un determinato lasso di tempo nell’infanzia di Estrella, giovane bambina a cui è rimasto solo il padre. Proprio questa figura infatti sarà la principale fonte di interesse della protagonista, della quale cercherà di scoprirne tutti i segreti, venendo infine a conoscenza dei misteri dell’uomo, legati al sud del paese e ad una donna, vecchia relazione mai archiviata.

Una pellicola davvero peculiare, più che per lo stile, molto comune in quel periodo in quel Paese (pensiamo per esempio a Saura ed al suo ‘Cria Cuervos’), per la forza criptica ed intima che racchiude in sé. Lungi però dall’essere un pregio, tale elemento viene usato dall’autore per rendere fosca e incomprensibile l’opera, trasformando di fatto in inconcepibile una trama quasi inesistente e caratterizzandosi per una forza espressiva unicamente logorante. Sicuramente pregevole il tentativo dell’autore di portare alla luce un tipo di cinema assolutamente meritevole e degno di nota, dove le riflessioni, il fattore umano stesso, tutto ciò che insomma riguarda l’essere umano e la sua convivenza con le proprie sensazioni, dovrebbe emozionare e far sentire partecipi gli osservatori. Al contrario però tale espediente cinematografico viene qui usato per appesantire notevolmente l’opera senza raccontare, ma unicamente dimostrando l’assenza più totale di contenuti e di messaggi. Ogni probabile obiettivo del film risulta intelligibile ma di fatto astruso in quanto mai mostrato o dimostrato, e l’intero svolgimento viene basato sullo sguardo e sulle azioni di una bambina i quali scopi risultano nulli ancora a visione ultimata.

La caratterizzazione è comunque buona, nonostante influenzi pesantemente l’attenzione ed il risultato finale dell’opera. Il ritmo è lento, le sequenze sono lunghe ed i dialoghi poco frequenti e comunque superflui; l’intero film è incentrato, come già accennato, sulla bambina e lo spettatore assiste a ciò che viene mostrato dagli occhi di quest’ultima, assistendo per l’intera durata a contemplazioni inutili, sguardi concentrati e assorti ma altrettanto privi di senso, e la pellicola avanza senza indirizzo e senza specificazioni alcune riguardo a contenuti, messaggi o comunque obiettivi finali, che infatti non verranno mostrati. Ma ciò che più fa si che le pellicole di Erice si discostino da quelle di altri suoi connazionali è sicuramente l’assenza, come appena detto, della parte contenutistica, che viene letteralmente dimenticata.

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Voto: ★★/★★★★★

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