Cadaveri eccellenti

Cadaveri eccellenti (1976) – Francesco Rosi / Italia

Nel pieno della sua maturità tecnica il maestro napoletano decide di riprendere uno dei classici di Sciascia, ‘Il contesto’, ricreando, insieme alle tipiche tematiche dello scrittore, una parabola satirico-grottesca che, pur non appartenendo pienamente ai seguenti generi, riesce ad evocarli alla perfezione tramite una messa in scena assolutamente impeccabile (seguendo, in questo senso, la scia dell’ottimo lavoro di Petri ‘Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto’). ‘Cadaveri eccellenti’ è una discesa negli inferi delle perversità politiche e governative di un paese logorato dalla mafia, e Rosi riesce a trasformare quest’ultima in un incombenza terrificante.

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Siamo in una regione del Sud Italia abbinabile (ma non riconosciuta)alla Sicilia. Alti magistrati vengono uccisi a sangue freddo uno dopo l’altro, e il fatto, dapprima insignificante, coinvolge in seguito l’intero paese arrivando alla capitale. L’ispettore Rogas viene incaricato di risolvere il caso ma al contempo anche indirizzato verso una soluzione sbrigativa e di copertura. Sempre più attanagliato dai suoi superiori ma vicino alla soluzione Rogas riesce a scoprire un piano eversivo che coinvolge le alte sfere dello Stato, ma proprio quando si appresta a confidare tutto al capo-partito del PCI viene assassinato. La faccenda intera viene poi insabbiata incolpando dell’attentato l’ispettore stesso.

Che l’interesse principale del da poco scomparso autore italiano fossero politici nonché politicamente scorretti era evidente, e lo si era già visto da opere come ‘Salvatore Giuliano’, che pur annunciando intenti biografici non risparmiavano una feroce critica sociale. Qui però l’intera ideologia dell’autore assume una maturità sconvolgente, riuscendo a concretizzarsi in una forma d’arte splendida e cristallina in tutta la sua studiata perfezione. Oltre infatti ad assumere un carattere contestatorio e veritiero Rosi riesce al contempo a rendere la propria storia artisticamente valida e affascinante, tramite una caratterizzazione dell’atmosfera, dei dialoghi, e del clima generale della storia, che trasmette tutta la cripticità, l’insensatezza e la sporca e dilagante corruzione propria al romanzo. Il nostro protagonista si ritrova invischiato in tutto ciò proprio come tutti i protagonisti delle opere di Sciascia, similmente al professor Laurana di ‘A ciascuno il suo’, contrapponendosi con la sua eticità al resto della società, solo contro un metodo di vita, contro una mentalità sporca e opportunista volta unicamente, nel migliore dei casi a voltarsi dall’altra parte. Così lo spettatore viene irrimediabilmente catapultato in un mondo perverso, che agisce nell’ombra come nella consapevolezza di tutti, perfino il governo, e dove ogni tentativo di opposizione viene sedato col sangue.

Uno spirito profondamente indagatore quello dell’autore, che crede fermamente nel cinema come espressione primaria di denuncia sociale e di opposizione alla realtà, come potente mezzo per trasporre la verità, senza alterarla o esagerarla ma semplicemente ricreandola alla perfezione nei suoi aspetti più loschi e indecenti:e questa che vediamo qui è decisamente indecente. Perché lo sbigottimento più totale comincia fin dalla prima sequenza, dove un magistrato viene osservato in silenzio, seguito, e repentinamente ucciso, senza lasciare tracce o indizi umani, per finire con l’ultima, dove ancora un omicidio, svoltosi nella medesima maniera, ripropone quanto introdotto, come a voler comunicare che non esistono vincitori, ma solo opportunisti ed egoisti, e dove gli stessi vinti, ovvero il popolo, brancolano nel buio più totale, condizionati dalla falsità di chi è al potere.

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Voto: ★★★/★★★★★

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