Colpo di spugna

Coup de torchon (1981) – Bertrand Tavernier / Francia

L’opera dove il suo stile ironico-sardonico riesce a coniugarsi al meglio con la messa in scena, in questi caso assolutamente intelligente e azzeccatissima. Non per niente il film riscosse alla sua uscita un grande successo in patria e non, riuscendo perfino a candidarsi agli Academy Awards come miglior film straniero.

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In un piccolo paesino africano comandato dai francesi l’autorità è rappresentata da Lucien Cordier, un fannullone buono a nulla nonchè calpestato e deriso da tutto il paese per la sua aria da stupido. Egli chiede consiglio al suo superiore riguardo ai frequenti episodi di violenza ai danni della popolazione locale, e questi gli suggerisce scherzosamente di uccidere i colpevoli. Da quel momento Cordier cambia completamente personalità, diventando uno spietato ed astutissimo killer, ubriacato da un nuovo senso di potere e di giustizia (e forse da una nuova relazione amorosa iniziata). Tutto ciò lo porterà a cominciare una scia di sangue senza fine, riuscendo sempre a rimanere nell’ombra, facendo si che la colpa ricada su altri e addirittura sbarazzandosi della scomoda moglie (che lo tradiva alle spalle) per mano della sua fidanzata.

E’ strano come da film apparentemente innocui e da registi fino a quel momento poco noti per la loro vena innovativa possano nascere simili opere, in questo caso pecora nera in una filmografia del tutto ordinaria e priva di inventiva o stile: e ‘Colpo di spugna’ è questa pecora nera. Qui il regista francese mette in mostra una classe insolita nonché un’impegno considerevole, costruendo una storia impeccabile, dai toni altalenanti e sempre tesi, dal ritmo perfettamente congegnato e dal finale inaspettato. Sicuramente la grande vittoria del film, oltre alla grandissima sceneggiatura, è il modo in cui viene costruita la figura del protagonista (impeccabilmente interpretato da un Philippe Noiret in stato di grazia). Il cambio di personalità di Cordier è il fulcro del film, è il cambio di prospettiva inaspettato che l’autore attua, sbalordendo e sovvertendo completamente gli equilibri del film. In un paese dimenticato da Dio, dove regnano condizioni di vita infime, dove la violenza dilaga, e dove l’ordine è essenziale per il vivere civile, l’autorità diventa proprio l’aspetto peggiore di tutti, quello più corrotto e negativo, e a rappresentarlo è proprio Lucien Cordier, lui insieme a tutto il resto della popolazione, anche se l’occhio del regista si sofferma maggiormente sul protagonista. Perchè se la depravazione e l’egoismo più totale dilagano e regnano sovrani su tutti, Cordier dimostra di potersi spingere ben oltre la soglia del concesso, infrangendo ogni limite umano e rimanendo impunito, messaggio finale di un regista che, come dimostrato in precedenza con opere come ‘La morte in diretta’, riconferma il suo profondo pessimismo nei confronti della società e dello stile di vita dell’uomo.

Come già detto il punto di forza della pellicola è decisamente la tenuta ritmica della stessa. Fin dall’inizio infatti il film è strutturato in modo da rendere immediatamente il clima difficile del luogo, l’idea di un posto dove vivere e contraddizione sono la stessa cosa, dove la vita stessa non ha maggior significato di una bottiglia di whisky. E comprendendo ciò lo spettatore viene lentamente assorbito da un meccanismo che porta ad avvenimenti di fatto grotteschi, ma mascherati della loro essenza dall’atmosfera stessa, tanto grottesca quanto apparentemente normale e abitudinaria. Lo spettatore, a riprova di ciò, non proverà mai troppo sdegno per le azioni losche e riprovevoli di Cordier, anzi, il suo carattere iniziale di debole e inetto buono a nulla renderanno lo stacco emotivo del cambiamento ancora più invisibile, e questo è davvero una trovata geniale dell’autore.

Tecnicamente poi notiamo una regia poco spettacolare, più incentrata verso la creazione del clima e la resa perfetta del film nei suoi minimi dettagli: tutto difatti viene costruito in base alla sceneggiatura, ogni concetto espresso o dettaglio rimanda ad essa, che risulta infatti il maggior pregio della pellicola, ed ogni altro tipo di aspetto tecnico perde di importanza in confronto ad essa. I limiti maggiori li troviamo sicuramente nella limitata spregiudicatezza dell’opera e nella sua mancanza di spessore contenutistico, ma ciò non le pregiudica un’ottima riuscita nonché l’essere una delle opere francesi di quel periodo più riuscite, sicuramente la migliore del regista.

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Voto: ★★★/★★★★★

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