Arsenico e vecchi merletti

Arsenic and old lace (1944) – Frank Capra / USA

L’eleganza e il brio sono elementi inscindibili dalle opere di Frank Capra. Maestro riconosciuto della commedia americana per oltre trent’anni, egli ha dato vita ad opere rocambolesche, brillanti nel mutare di volto la comicità, o per meglio dire svelare gli aspetti comici delle situazioni più disperate e impensabili. ‘Arsenico e vecchi merletti’ è la perfetta incarnazione di quanto appena esposto, un connubio sapiente e ben orchestrato di grandi interpretazioni e una sceneggiatura senza sbavature, intraprendente. Il tentativo di cimentarsi nell’arduo campo della commedia nera risulta riuscito, seppur sia dovuto sottolineare un’eccessiva frenesia nel ritmo narrativo, errore che già si era constatato nel caos di un film come ‘L’eterna illusione’.

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Un giovane, in visita presso la residenza delle anziane zie, si ritrova invischiato nelle folli trame di quelle che scopre essere due folli omicide anziché sue consanguinee. Assieme al disperato tentativo di internare loro e i folli inquilini presenti nella dimora, egli dovrà tentare di far sopravvivere alla giornata la sua relazione sentimentale. Per Capra questo è un salto nel vuoto: affidarsi ad un sottogenere poco approfondito sconvolgendo quello che era lo stereotipo del personaggio di Cary Grant, il protagonista del film, la sua colonna portante. Mischiando le carte in tavola, l’autore organizza un vero e proprio tour de force affidandosi ad una sceneggiatura talmente folle da apparire quasi improvvisata, eppur rigorosamente strutturata in ogni suo passaggio. L’apparente caos che pare dominare la scena in ogni senso si rivela infatti la copertura per una pellicola scrupolosa, che non manca di divertire sconcertando per l’insano umorismo che mette in luce. Ogni personaggio è brillante, costruito con ingegno e stramberia, ingranaggio di una giostra in continuo movimento, impaziente di svelare la mossa successiva.

D’altro canto è trascurabile una piccola dose di sbavature dal punto di vista della forma. L’autore si cura poco di quelli che sono da sempre i cardini della commedia americana, allo stesso modo di quelle che sono le ragioni che hanno contribuito a renderla per decenni il genere cinematografico più amato e popolare. La vicenda romantica viene quasi relegata ad un ruolo ben misero, le figure femminili sono fin troppo ingenue e caricaturali così come alcune scelte narrative ad essi legate. In pratica il film risulta per certi versi troppo raffinato per tutti i palati, la sua classe e il suo stile – felicemente rinnovato – lo rendono un esperimento riconosciuto e rivalutato col tempo, intraprendente per l’epoca se pensiamo ad esempio all’abbattimento totale degli stereotipi di gentleman e donna di classe che il pubblico esigeva. A chi si cimenta nella visione, l’onere di bilanciare la grande freschezza dell’opera con la trasparente stonatura che evidenzia all’interno del proprio ambito storico, da rimarcare senza dubbio il gran lavoro di FC che ne curò la regia capeggiando i restanti comparti tecnici. Un gioiello che cade in un momento di momentaneo calo per la comicità di Hollywood, nel frattempo in pieno boom noir.

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Voto: ★★★/★★★★★

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