Enter the Void

Enter the Void (2009) – Gaspar Noé / Francia

Siamo in Giappone, più precisamente a Tokyo, e ci vengono mostrate attraverso continui e repentini flashback, le circostanze che porteranno all’assassinio del protagonista, Oscar. Quest’ultimo è un giovane spacciatore americano completamente assorbito dal mondo della droga e dagli effetti della stessa: proprio questi saranno i fattori che lo porteranno verso l’inevitabile disfatta.

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Fin dal primo minuto si viene come assorbiti da una sorta di voragine psicologica che immedesima lo spettatore nel protagonista, e ciò è chiaramente dovuto soprattutto all’uso quanto mai funzionale della macchina da presa che, servendosi unicamente di riprese in soggettiva, riesce così a dare un’impressione di coinvolgimento totale alle vicende mostrate.

Il mondo della droga, della trasgressione e della depravazione viene qui perfettamente riprodotto e si viene come a tutti gli effetti proiettati nella storia e nella vita di Oscar; il suo personaggio infatti, è creato in maniera tale da non risultare importante tanto per ciò che è quanto più per ciò che fa, e questo riesce splendidamente proprio attraverso la voluta mancanza di approfondimento personale di Oscar stesso, nonostante il tutto ruoti sostanzialmente attorno a lui. Ecco che persistendo in questo senso in maniera superficiale, l’intera vicenda acquisisce un senso di universalità che è poi il vero valore aggiunto del film: ‘Enter the void’ diviene così non un film su Oscar ma un film sulla droga, sulla dipendenza da questa e sulle ripercussioni che ne susseguono. E sebbene il film non voglia mai in effetti fare una morale o servirsi di pedagogismi fini a se stessi, la fine di Oscar lascia poche perplessità sull’idea dell’autore riguardo il tema centrale dell’opera: la droga non può che portare al disfacimento totale di se stessi.

Ma la notorietà di questo lavoro, la sua importanza e la sua innovatività non possono che essere dovuti al lato tecnico: il lavoro straordinario di Noé infatti sta proprio nel riuscire a riprendere il contesto allucinogeno in maniera immedesimante e allo stesso tempo originale, tramite infiniti movimenti di macchina, luci abbaglianti e riprese opprimenti. Ma se da un lato tutto ciò risulta interessante e sicuramente in parte apprezzabile, dall’altro è proprio questo individualismo spinto agli estremi a rendere tale opera non completamente riuscita; l’eccesso si fa quasi protagonista e va così a coprire il lato narrativo che notiamo infatti spesso perdersi in lunghe sequenze forse troppo egocentriche e troppo poco sostanziose.

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Voto: ★★★/★★★★★

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