Hiroshima mon Amour

Hiroshima mon amour (1959) – Alain Resnais / Francia

Il film poetico per eccellenza. Una struggente e malinconica, armoniosa e disincantata favola del nostro tempo, dove il lucido realismo del tema si scontra con la melodiosa e cupa atmosfera dei toni. Quello che è il primo lungometraggio del regista entra a far parte delle più incisive opere prime della storia del cinema, sofferta, annunciata, a lungo progettata, e infine, dopo mesi di lavorazione, portata su schermo. Un esordio senza parole, indescrivibile in tutta la sua potenza espressiva, una sperimentazione artistica che disarma.

Le vite di un’attrice francese e di un architetto giapponese si incrociano brevemente a Hiroshima, poco dopo i tragici fatti del ’45. I due vivono una storia d’amore e passione, un’esperienza profonda, quasi mistica, interrotta solo dal riaffiorare del passato: quello del luogo e della donna. Due destini al contempo lontani e vicini. La pellicola si apre introducendo  un documentario storico scandito dal ritmo malinconico e memoriale di versi poetici, che accompagnano le immagini crude e terribili della bomba atomica e dei suoi effetti di devastazione sulla popolazione giapponese. Resnais con quest’opera mette in scena non solo una visione, in quel periodo attuale, degli effetti della guerra sull’uomo moderno (questo infatti era solo l’intento che venne imposto al regista) ma soprattutto la creazione di un nuovo modo di fare cinema – tutt’ora considerato come l’ispiratore della Nouvelle Vague.

Il non detto, ciò che si rivela essere il sottinteso contestuale, di fatto è anche il vero e unico protagonista della vicenda. I traumi della protagonista riaffiorano in superficie lentamente in un muto e doloroso moment of being, complice lo spirito supplicante di un luogo, Hiroshima, e di tutto ciò ad esso legato. Lavorando per empatia, Resnais utilizza il flashback di modo da specchiare il passato nel presente e viceversa. Di conseguenza avverrà la rottura dell’equilibrio mostrato fino a quel momento, lo sfiorire di una passione sterile. Il frequente impiego di primi piani intrisi di plasticità viene accostato ad un ritmo rilassato, la scarsità di dialoghi al continuo flusso declamatorio del testo di riferimento acuiscono insieme alla direzione quel senso di graffiante solitudine e di grande vuoto emotivo che caratterizza i protagonisti. La mancanza di linearità nello sviluppo dei concetti di spazio e di tempo rende l’impressione di una realtà onirica.

Comunicando grazie al flusso di coscienza è come se si decidesse di aprire un dialogo diretto con lo spettatore. Le parole pensate dalla Duras appositamente per il soggetto scorrono come un fiume in piena, scandiscono i gesti brevi, a volte impercettibili dei protagonisti, i loro pensieri, ogni loro posa. Non vi è più né trascorso nè futuro, è quasi come se l’intensità avvertita nel trascorrere dell’attimo in corso fosse tale da eclissare ogni altra realtà, il presente divampa oscurando il passato. Eppure ciò risulta essere solo apparente, i protagonisti scivolano nuovamente nell’oblio della memoria, riaffiorano i traumi seppelliti e con essi il dovere di sopravvivervi. Come Resnais ha più volte chiarito nelle sue opere, specie fino al termine degli anni sessanta, il sentimento e in esso la forza che esso conserva – rappresentata per mezzo della passione del momento sessuale più volte amplificata e valorizzata – acuisce il senso di smarrimento immediatamente successivo, mette cioè in risalto crudelmente il vuoto attuale. In questo caso il dramma viene più volte sottolineato, a partire dal titolo stesso.

L’amore tragico dei due è irrimediabilmente destinato a scomparire sotto le macerie di un mondo annientato, annichilito. Il presente di Hiroshima è troppo vivido, la cicatrice troppo profonda, insanabile. Lo sguardo di Resnais preferisce allora cogliere con più intensità il dolore del soggetto storico, mostrando la percezione di chi naufraga al suo interno, non le cause ma gli effetti della guerra, non si parla di materialità, di visione praticistica quanto piuttosto di implicazioni umane, universali. Qualcosa di estremamente sottile, volatile eppure greve, i protagonisti se ne accorgono, è proprio questo a nausearli, sfinirli, l’aria stessa respirata richiama attenzione: quanto quei luoghi hanno visto e sofferto necessita di memoria, punto chiave questo della poetica della scrittrice e dell’autore francesi.

Voto: ★★★★/★★★★★

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