Alcuni giorni della vita di I. I. Oblomov

Neskolko dney iz zhizni I.I. Oblomova (1980) – Nikita Michalkov / URSS

Sulla scia del precedente ‘Partita incompiuta per pianola meccanica’ Michalkov produce tre anni dopo quello che ad oggi rimane probabilmente uno dei suoi lavori più riusciti; questa volta l’ispirazione gli è data dal celebre romanzo di Goncarov ‘Oblomov’ anziché dall’opera di Cechov, e rimanendo come sempre fedele al soggetto, riesce a rendergli merito trasponendolo con abilità e passione.

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‘Alcuni giorni della vita di I. I. Oblomov’ racconta le esperienze di vita del protagonista, appunto Il’ja Il’ič Oblomov, durante un modesto arco di tempo non ben definito. L’uomo è un agiato proprietario terriero che vive di rendita grazie alla sua lontana tenuta di campagna; egli, logorato dalla vita mondana e sdegnoso nei confronti di ogni sorta di ideale borghese, è ormai rassegnato a oziare sul suo divano e sognare una realtà diversa; questo stile di vita verrà interrotto dall’arrivo del fedele amico d’infanzia Andrej Stolz, e dall’incontro con la bella Ol’ga Sergeevna, ma solo momentaneamente. Se infatti Oblomov inizialmente si lascerà trasportare da questo nuovo modo di vivere, successivamente non tarderà a prendere coscienza del proprio cambiamento e tornare sui suoi passi; nel finale scopriremo Ol’ga sposare Andrej ed il protagonista trovare la propria dimensione a fianco di una semplice vedova.

Il film in questione rappresenta il fulcro di un’ideale trilogia, iniziata tre anni prima e conclusa con ‘Oci ciornie’, dedicata alla denuncia sociale. L’ambientazione è come sempre volutamente ottocentesca e questo poiché l’intento diffamatorio del cineasta russo nei confronti dell’ideologia borghese riesce a concretizzarsi ottimamente proprio nei canoni di quel periodo la cui società è assorbita completamente da convenzioni e conformismi.

Nonostante le apparenze il messaggio di Michalkov è netto e ben ponderato: l’atteggiamento iniziale del protagonista è senza dubbio sensato in tutto il suo anticonformismo e aborrimento per tutto ciò che concerne la fame di lucro e l’impersonificazione del perbenismo ma allo stesso tempo la sua inerzia, il suo ozio, la sua totale passività nei confronti del mondo che lo circonda, lo condanna perciò al pari del resto della società. La presa di coscienza del suo stato sociale in quanto borghese agiato, ed addirittura in quanto uomo, non trovando risvolto pratico nella realtà, si limita al viaggio onirico in un mondo perfetto ma fittizio dunque ad una mera utopia. E’ altrettanto vero che infine si scoprirà questo suo percorso, portare ad un concreto riscatto, quello nel quale il protagonista impara a convivere con un’altra persona e nonostante la maturazione avvenuta, a non oziare più su un divano.

Dal lato tecnico si nota poi una notevole crescita del cineasta: la macchina da presa, come sempre lenta quanto basta per immedesimare lo spettatore nella scena, è davvero fine allo scopo del romanzo nonché quello del film stesso. Inoltre le varie sequenze di flashback, in particolare quella finale, nella quale vediamo il giovane Oblomov correre per i prati con sua madre, accompagnata splendidamente dalle note di Rachmaninov, trova un’armonia con il paesaggio e con la natura tale da rendere l’intero epilogo sublime e rimanda senza ombra di dubbio al successivo lavoro, profondo e quasi panteistico ‘Urga – Territorio d’amore’.

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Voto: ★★★/★★★★★

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