Big Bang Love, Juvenile A

46-okunen no koi (2006) – Takashi Miike / Giappone

Tra i migliori lavori di uno dei cineasti contemporanei più originali e discussi del cinema orientale, ‘Big Bang Love, Juvenile A’ è un film pregevole e appassionante, non solo per l’eccelsa qualità tecnica ma ancor di più per l’autenticità dello stile che domina letteralmente l’opera, risultando quindi straordinaria proprio per l’equilibrio finale che ne emerge tra gli elementi che la compongono.

Il protagonista del film è Jun Ariyoshi, giovane che verrà arrestato e imprigionato per avere ucciso un uomo in seguito alle molestie subite da quest’ultimo all’interno del bar gay nel quale lavorava. Una volta in carcere, egli conoscerà da subito la figura imponente di Shiro, per la quale nascerà una vera e propria ammirazione; il rapporto tra i due si svilupperà con la conoscenza reciproca, e l’ammirazione di Jun sfocerà in sentimenti ben più profondi. In seguito il racconto si tinge di giallo: viene ritrovato il corpo senza vita di Shiro e gli indizi fanno inizialmente pensare che Jun sia il colpevole; le indagini proseguiranno fino ad arrivare alla sconcertante verità.

Come accennato il vero punto di forza del film è proprio la sua realizzazione geniale; si nota fin da subito una cura particolare del lato tecnico, palesata da montaggio veloce e tagliente, proprio del cinema dell’autore, frequenti piani-sequenza suggestivi che danno spazio a diversi spunti di riflessione, ma ancor di più ciò che salta all’occhio è la scenografia, o meglio l’importanza peculiare che le viene conferita all’interno del film; infatti, se da un lato il carcere è rappresentato in maniera surreale e claustrofobica, con un’attenzione ai colori e un gioco di luci studiato quasi in maniera maniacale, e dunque pienamente riuscito, vi sono varie sequenze nelle quali il set è composto in maniera teatrale, con l’utilizzo esclusivo di pareti e pochi goffi elementi di scena. Ed è proprio su questo clima incantevole così creatosi che Miike si appoggia per girare sia le sequenze oniriche tra i due ragazzi, quelle più profonde ed emozionanti, sia quelle più crude e violente, immancabili nel cinema dell’autore.

Inquadrando il film all’interno del cinema del regista pertanto si nota come questo risulti tra i suoi lavori più riusciti, profondo e coinvolgente come pochi altri; In ‘Big Bang Love, Juvenile A’ infatti, la componente tipica del cinema di Miike, quella che mischia brutalmente azione e splatter, è presente solo in minima parte e non è caricata al punto tale da risultare preponderante. A questa, si sostituisce invece la connotazione poetica che ricopre gran parte dell’opera; il vero fulcro del film infatti è il rapporto che s’instaura tra Jun e Shiro: se il primo è debole e insicuro l’altro rappresenta la personalità opposta. La forza e il coraggio dei quali Shiro è l’emblema fanno di lui un punto di riferimento per Jun suscitandogli dapprima ammirazione, attrazione fisica e infine vero e proprio amore. Ed è questo il tema principale del film, ciò che rende l’opera del regista fortemente atipica, e quindi quanto meno interessante: l’amore sofferto e impossibile tra i due ragazzi, un sentimento genuino che non risente dei pensieri altrui, e che quindi diviene sovrannaturale poiché trascende la realtà in cui vive; in questo senso si spiega la costruzione surreale del set come metafora di un sentimento senza limiti nè barriere: qui Miike si assicura un posto in prima fila tra gli autori più genialmente surreali e grotteschi, tra i quali sicuramente Tsukamoto (lampante è il collegamento con ‘A snake of June’).

Voto: ★★★★/★★★★★

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Una risposta a Big Bang Love, Juvenile A

  1. coinvolgente ed artistico, concordo su tutto, avrei abbondato giusto un pò di più col voto….la farfalla mia ha colpito, e non poco

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