L’atalante

L’atalante (1934) – Jean Vigo / Francia

Vigo è l’autore del popolo, quello delle rivalse sociali, quello dallo sguardo critico, attento ma anche capace di provare nostalgico, vero sentimento. Ecco allora che con quest’opera assistiamo ad uno dei primi esempi di Cinema romantico, appassionato, che fa dell’approccio visionario fino ad allora tipicamente francese un modo per avvicinarsi all’uomo e alle dinamiche che lo legano al proprio ambiente. La pellicola narra di una coppia di giovani sposini che si trasferisce con un aiutante su di una chiatta galleggiante. La vita di segregazione si rivela presto opprimente per la bella Juliette che, in seguito ad un alterco col coniuge e alle losche manovre del servo, fugge solitaria a Parigi. La disperazione del marito in seguito a ciò porterà i suoi amici ad aiutarlo; questi troveranno la donna e la riporteranno dall’uomo, rinascerà l’amore tra i due.

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Se da un lato le tragiche vicende attraversate in vita portarono il cineasta ad un esistenza difficile, travagliata e terminata infine col suicidio (messo in atto poco dopo l’uscita del film), d’altro canto tutto ciò lo spronò a dedicarsi con passione e spirito di rivalsa alle sue opere creando film che affascinano ancora per la loro intensità, mostrano una realtà controversa, positiva ed ottimista. Solitari, abbandonati coi loro demoni interiori e volitivi, i personaggi di Vigo vagano sperduti per il mondo, disillusi e presi dalla loro lotta contro tutto e tutti. Nell’universo del regista, ogni iniziativa diviene fonte di grande dilemma, morale o meno. Il rapporto tra i due sposini, in questo senso, risulta problematico fin dall’inizio: l’ingombrante presenza dell’ottuso aiutante in aggiunta, si intuisce che, prima di trovare pace e armonia, i due dovranno giungere ad un più completo livello di maturazione.

Tecnicamente il film risultò particolarmente innovativo in quel periodo per il sapiente impiego della cinepresa e per la fortunata combinazione tra musica e fotografia. Il film infatti riesce abilmente a crearsi una propria identità distaccandosi dai canoni del cinema muto suo immediato antecedente, sviluppando una concezione tutta nuova di spazio. Ciò nonostante, la spiccata tendenza alla spettacolarizzazione contribuisce a sottolineare spesso e volentieri la mancanza di una vera e propria consistenza di fondo. A questo senso la celeberrima scena della visione è estremamente esplicativa: l’uomo, in seguito ad una superstizione secondo cui – tenendo gli occhi aperti sott’acqua – sia possibile rivedere il volto dell’amata, si tuffa in mare ed effettivamente rivede la sposa. L’introduzione quindi dell’elemento surreale nella suddetta sequenza, l’immagine della giovane che fluttua davanti agli occhi del protagonista, tende ad un voyeurismo inutile e chiarificatore di un Cinema che non si preoccupa di ciò che racconta ma di come racconta.

Risulta difficile apprezzare ‘L’atalante’ sotto un profilo altro rispetto a quello puramente narrativo, più semplice accettarlo per un racconto d’altri tempi che vince nel riuscire ad emanciparsi dai propri tempi con modesto coraggio ed iniziativa, pur risentendo dei limiti che l’età comporta. Un film gradevole, aggraziato e a tratti autenticamente audace, una storia d’amore leggera e competente da non sopravvalutare.

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Voto: ★★★/★★★★★

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