Tre colori – Film rosso

Trois couleurs: Rouge (1994) – Krzysztof Kieslowski / Francia

Terzo film della trilogia dei colori, ultimo per l’autore, il seguente si impone in quanto compendio artistico, lavoro dove meglio si può apprezzare il suo perfezionismo tecnico. Si nota difatti un impiego degli aspetti tecnici estremamente peculiare: dal montaggio alla fotografia fino al sonoro, ogni elemento è caricato di un peso eccezionale, fondamentale in quanto rappresentativo e parte integrante del contesto.

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La narrazione si muove su differenti campi, intrecciando e alternando varie vicende: quella della protagonista, Valentine, giovane modella, di Joseph Kern, anziano giudice in pensione e quella di una coppia di giovani innamorati, Karin e Auguste.

Valentine è l’emblema della purezza d’intenti, della generosità e della continua sfida alla vita. La sua forte caratterizzazione positiva la porta infatti ad aiutare un cane abbandonato e riportarlo al padrone (che si scoprirà poi essere il giudice Kern), a scandalizzarsi di fronte al comportamento immorale dell’anziano magistrato. Insieme a quest’ultimo poi la giovane forma un forte contrasto ideologico che si manifesterà inizialmente in un vero e proprio scontro verbale. Ma l’importanza del loro rapporto all’interno della storia porterà ad un lento e costante avvicinamento dei due e ad una vicendevole apertura caratteriale: si scopriranno quindi i traumi passati del giudice, diventato scorretto ascoltatore delle conversazioni altrui per scongiurare quegli errori di giudizio che lo portarono in passato a far assolvere chi invece era colpevole. Il distacco emotivo dell’uomo dalla vita, il suo totale isolamento e il suo comportamento avverso sono i segni di un pessimismo esistenziale che rimanda – come spesso nei film del regista polacco – al perpetuo contrasto tra Caso e Volontà. Entrambi decidono le sorti delle vicende kieslowskiane con un tatto ed una raffinatezza sopraffine, la voluta complessità di fondo poi permette una più ampia digressione sugli aspetti sociologici e sui vari fattori che determinano la personalità dell’individuo.

Il ritorno continuo della tematica religiosa, espressa nel convinto laicismo dell’autore, il persistente rimando critico alla tecnologia, rappresentato aprendo ciascuno dei tre film della trilogia con un oggetto meccanico, sono solo alcuni dei tratti peculiari di KK. Il telefono in questo caso, oltre a detta funzione, vanta plurime personalità, o meglio funzionalità: è lo strumento che usa il giudice per ascoltare le conversazioni delle persone (tra cui Karin e Auguste) ma anche il tramite per le frequenti chiamate di Valentine col fidanzato lontano Michel. Ma c’è molto altro: la costante presenza del colore rosso, volta a raffigurare insieme ai precedenti due titoli della trilogia i tre colori ed emblemi della bandiera francese. La fraternità, che fa da sfondo a ‘Tre colori – Film rosso’, viene interpretata in chiave laicamente ottimista ma anche estremamente personale; come gioco della vita che, attraverso le vicende di persone comuni ritratte nelle loro piccole, tragiche realtà, esprime tutto il profondo realismo del regista.

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Voto: ★★★★/★★★★★

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