The Tree of Life

The tree of life (2011) – Terrence Malick / USA

Il percorso ascetico che s’intraprende più o meno coscientemente con ‘The tree of life’ va affrontato nella consapevolezza di assistere a una riflessione metafisica; a tale scopo, il campo sul quale si muove l’intera pellicola trascende ogni dimensione terrena creandone una propria sulla quale procedere. Nel corso di tale processo ci si imbatte nei quesiti più arcani e universali della storia dell’uomo: il senso della morte e quindi quello della vita, da cui scaturisce il problema ontologico dell’esistenza (di noi stessi e del Divino).

Pur non trattandosi di una reale narrazione, all’interno della pellicola si può dire che si alternino ad intervalli arbitrari tre situazioni: una famiglia ordinaria in un paesino del Texas negli anni 50′ (della quale vengono a mano a mano delineate le varie figure), uno dei figli di quest’ultima ormai cresciuto e infine la creazione del Tutto.

La ricerca di risposte inizia soffermandosi sulle vicende della famiglia O’Brien, caratterizzata non a caso da un forte stampo cattolico. All’interno di essa vi sono tre figli cresciuti da un padre pretenzioso e da una madre al contrario estremamente affettuosa. Uno di loro, Jack, è la figura chiave dell’opera, egli sembra risentire più degli altri il contrasto tra questi due modi di vivere e di approcciarsi al mondo: se infatti da una parte il padre richiede una maturità inappagabile trattando i figli con severità, dall’altra la madre insegna loro il valore dei sentimenti: i due, agli occhi di Jack, rappresentano la Natura e la Grazia. L’equilibrio, già di per sé fragile, viene poi stravolto dalla tragedia della morte di uno dei figli. Ciò porterà Jack ad una progressiva presa di coscienza, al porsi quesiti sull’esistenza di Dio, giungendo infine a rinnegarlo.

L’autore intraprende ora quello che invece è il suo cammino alla ricerca del divino, portando con sé lo spettatore al primordio di tutte le cose, dalla nascita dell’universo sino all’evoluzione delle prime forme di vita nella Terra, il tutto con sguardo efebico e meravigliato. Ed è risalendo alla genesi del Creato, alle radici dell’albero della vita, che Malick ne ricerca il senso, omaggiandola con un’epopea dalla bellezza rara e senza fornire alcuna risposta.

Una pellicola fondata sull’eterogeneità di contrasti: l’amore e l’odio che Jack assimila dai comportamenti dei genitori, l’opposizione tra la Natura, bella e dominatrice, e la Tecnologia che al contrario è innaturale ma che pure riesce a trovare armonia con ciò che la circonda, così come la costante ricerca di un divino che risulta però introvabile e che forse non esiste, la continua riproposizione spiazzante del micro e del macro cosmo, ovvero del Creato e della famiglia texana, e infine l’esibizione dell’immenso e del minuscolo entrambi estranei all’occhio umano, mostrati attraverso galassie e microparticelle: forti opposizioni estremizzate per allargare il più possibile la riflessione.

Nel finale poi si vede Jack adulto interrogarsi sul senso del dolore tramite voci fuori campo che citano frasi bibliche, rigenerate nella loro riproposta. Il malessere che gli provocava il padre adesso è causa di un male superiore, egli non comprende la morte del fratello, la sua ragione, né la ragione di ciò che lo circonda, si trova spaesato in un ambiente freddo e distaccato che è quello moderno. Ma ecco che incontra la porta che va oltre la vita e la morte, quella dell’eternità, trovando gioia finalmente assieme ai suoi cari. E capisce che solo amando può lenire il proprio dolore, che pure rimane, ma che viene così soffocato dalla bellezza di ciò che esiste, dalla consapevolezza dell’esistenza nella sua contraddittorietà, abbandonando gli interrogativi che prima tanto lo tormentavano e raggiungendo così la quiete con se stesso.

Si compie con il trionfo della vita sulla morte, l’opera che si poneva come fine ultimo quello di indagare a fondo su quella sottigliezza infinitesimale che divide le due parti, d’altronde non poteva che essere così. Perché il modo migliore per chiudere ‘The Tree of Life’ era farlo con un’allegoria che disgiungesse l’etica pragmatista da quella spirituale.

Voto: ★★★★/★★★★★

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