Boyhood

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Boyhood (2014) – Richard Linklater / USA

Dodici anni di periodica ma assidua lavorazione, e finalmente nel 2014 esce in sala il lavoro di Linklater con la L maiuscola. “Boyhood” è infatti l’originale ed ultimo prodotto della mente del regista americano che prova molto coraggiosamente a sfruttare la reale crescita dei suoi interpreti e quindi dell’intero Paese e di tutto ciò ad esso legato per riprodurre il cambiamento di una nazione e di conseguenza di un intero modo di vivere e di essere.

La storia riprende l’intera vita del giovane Mason, dalla giovinezza fino ai diciott’anni, girando intorno alle vicende della madre, insegnante divorziata, del padre, e dello sviluppo scolastico lavorativo e sentimentale del ragazzo. Detto questo va precisato che l’opera va vista soprattutto sotto un punto di vista critico e sperimentale. Perchè lo scopo del film è chiaramente pretenzioso e molto importante cinematograficamente parlando, poichè sconvolge ogni canone esistente: mai si era vista una crescita in diretta.

Tecnicamente si nota l’assenza di una regia degna di menzione: le inquadrature sono basilari e richiamano più che altro uno stile documentaristico, che è poi il vero scopo del film. La recitazione non cattura particolarmente, semmai punta più alla resa credibile e realistica dei personaggi, senza tentare di impressionare o andare sopra le righe. Lo scorrere del tempo è reso abbastanza bene e tende a scandire gli anni attraverso le grandi tappe della vita. Il fattore positivo del film è sicuramente la sceneggiatura, che incanta perchè credibile e godibile, ed è grazie a questo che non si sentono le due ore e quaranta del film.

C’è da dire comunque che l’opera non dimostra mai di voler andare oltre la semplice esperienza dimostrativa: probabilmente questa si aspettava di sfondare grazie al grande clamore e alla lunga attesa procurata (dai pronostici risulta che gli Oscar glorificano già il film sotto ogni categoria), ma non essendo presente una vera e propria storia, nè una morale, nè uno stile forte tale da influenzare il film, nè quindi un vero e proprio scopo, il risultato, l’effetto che ha sullo spettatore è di grande incompletezza e insensatezza. Le sporadiche frecciate politiche inserite malamente dovrebbero essere una critica alla società, così anche come l’essenza stessa del film, il suo voler riprendere dodici anni di America, ma ciò riesce davvero male e dà tutt’altra sensazione.

Boyhood è un film che stupisce per l’originalità e la buona costruzione, come già detto soprattutto della sceneggiatura, ma c’è da chiedersi dove è veramente nascosta la tanto proclamata critica, o comunque la sua riproduzione. Se infatti si può dire che la pellicola riesce ad essere credibile sotto l’aspetto normalmente più difficile da rendere (lo scorrere del tempo), essa cade su tutto il resto del fronte. Perchè le critiche all’interno dei film sono sempre lampanti se davvero esistono, e non si possono inventare o incollare a piacimento, e artisti come Bunuel ne sono la riprova tangibile.

In conclusione un film che non annoia e da vedere almeno una volta. Certo si capisce da quest’opera come sia preferibile il Linklater meno impegnato dei “Before” che meglio si accosta al semplice piuttosto che al complicato.

Voto: ★★/★★★★★

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