Due giorni, una notte

Deux jours, une nuit (2014) – Jean-Pierre e Luc Dardenne / Belgio

Fin dai tempi di ‘Rosetta’ (era l’ormai lontano ’99), l’interesse dei fratelli Dardenne è sempre stato quello della realtà sociale europea contemporanea, l’occupazione, (spesso) giovanile e non: il loro è un Cinema che ricerca in quest’attualità una continua fonte di ispirazione, dimentico, forse, di dover nel contempo rinnovare tematiche e argomentazioni altrimenti plumbee. ‘Due giorni, una notte’ nel suo piccolo riesce (e convince) in questo, spiccando nella filmografia del duo per l’originalità dell’interpretazione. La vicenda ruota intorno ad una donna costretta, per salvare il proprio impiego, a convincere alcuni suoi colleghi a rinunciare al cospicuo bonus in denaro offerto loro dai superiori in cambio del suo stesso licenziamento.

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Di tutte le peculiarità presenti, una salta immediatamente all’occhio: come ormai presagibile, l’impiego della cinepresa, asfissiante e quasi nauseante, priva lo spettatore del respiro per mezzo di primi, primissimi piani sulla protagonista, carrellate che la seguono costantemente, sequenze che, tutte quante, vedono lei, sempre lei, al centro dell’attenzione. Non casuale, la scelta mira infatti a sottolineare il disagio della situazione, il fastidio, l’imbarazzo ma soprattutto la premura della donna di arrivare allo scopo prefisso. Inoltre, l’impatto, la presenza stessa della musica (salvo un paio di canzoni) viene ridotta al minimo: un cast ridotto e un finale-compromesso completano il quadro generale.

L’opera infatti punta sul finale ad alleviare la tensione accumulata, come annullando quanto fatto fino a quel momento. I fratelli sembrano voler sensibilizzare alla realtà attuale della disoccupazione senza per questo compromettere l’equilibrio, l’armonia dell’opera. Questa si differenzia inoltre dai precedenti degli autori per la presenza di un’interprete di spessore. Marion Cotillard, ad onor del vero, si sobbarca il peso dell’intera narrazione catalizzando su di sé ogni attenzione. Le sue incredibili doti recitative le permettono una spontaneità e un magnetismo unici. Sandra infatti, la donna da lei interpretata, è una donna depressa, sofferente, debole, che arranca ingerendo pillole, si abbassa a mendicare favori a chi, al contrario, non prova che disinteresse per lei.

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Voto: ★★★/★★★★★

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