Antichrist

Antichrist (2009) – Lars von Trier / Danimarca

Affrontare la più spaventosa delle paure, affrontare il Male, la morte, guardare negli occhi entrambe. ‘Antichrist’ è un film dichiaratamente degenere, mostruoso, inaccettabile, osceno: nient’altro che l’espressione più cupa, intenzionalmente provocatoria e scioccante dei canoni e dei pensieri dell’autore, Lars von Trier. Se nel successivo ‘Melancholia’ sarà palese la conversione dell’aggressività ivi contenuta in rabbia concettualizzata, qui al contrario avvertiamo un furore palpabile e accecante, subdolo e mostruoso. ‘Lascia ch’io pianga’ ascoltiamo ad inizio e fine della pellicola: un pianto ininterrotto, forzato, quasi respinto e soprattutto doloroso.

Il tutto gravita intorno alla vita di una coppia che, dopo la perdita del figlio, si rifugia in una capanna nel bosco in cerca di equilibrio e stabilità. I demoni della foresta, però, scateneranno una spirale di violenza senza fine. Ciò a cui assistiamo è un vero e proprio inno al Male, incarnato nelle figure di tre mendicanti, tre animali; un cerbiatto, una volpe e un corvo (che rappresentano rispettivamente dolore, pena e disperazione – il primo corre nell’atto di partorire, col feto in procinto di uscire; il secondo mentre si dilania il corpo a morsi; il terzo, più volte morto, torna sempre in vita). Mano a mano che questi strani animali si avvicinano alla casa, i protagonisti perdono sempre più la ragione fino a scatenare un vicendevole gioco al massacro.

‘Antichrist’ è un film nel quale il regista, giocando a carte scoperte, testimonia non solo il proprio periodo di depressione, ma il suo pensiero riguardo tematiche basilari come la vita, la morte e il rapporto di coppia. Il film si apre e si chiude con le note di Händel, esse stesse un messaggio di dolore e rassegnazione. L’inno in bianco e nero dei due partner che copulano mentre il figlio si getta dalla finestra è artisticamente superiore. Si ravvisa una calma piatta lacerante che sgomenta di per sé, soprattutto grazie all’instabilità della moglie, il perno della vicenda. Invano il marito psicoterapeuta proverà a salvarla. Gli attori sono spinti all’estremo da una sceneggiatura serrata ed estrema, rendendo quelle di Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg due interpretazioni estremamente sentite. Nella seconda parte dell’opera tutto precipita in un concentrato di sesso e ultra-violenza, al culmine quando vediamo la Gainsbourg accecata dalla rabbia vagare nel bosco alla ricerca del marito. La crudezza di  alcune scene è volta a mettere lo spettatore di fronte alle sue più profonde paure, costringerlo a guardare l’inguardabile.

Tecnicamente la pellicola, nonostante la costante presenza e convivenza di onirico e folle, non appare come un sogno, anzi: somiglia più ad un incubo tremendamente reale, che attanaglia l’uomo nel fragile limbo che lo separa definitivamente dalla consapevolezza; e così risulta il film. Ogni sensazione che l’autore vuole evocare viene supportata e richiamata da una precisa sequenza. Le lunghe passeggiata surreali che l’attrice si immagina di compiere nel bosco che nel finale si vede popolato di migliaia di anime morte, evoca una disperazione senza limiti. I tre mendicanti, che in ultimo si notano insieme dentro la casa ad osservare i protagonisti e chiamarli, come Caronte con le anime dannate, sono il culmine dell’orrore umano. La musica è funzionale a uno scopo ben preciso: viene usata per scandire inizio e conclusione dell’opera, il cuore dell’opera si nutre e si alimenta di un silenzio angosciante, l’attimo più spaventoso viene dilatato e osservato da vicino.

Il paesaggio è scarno, cupo, nefasto: come per Lynch, anche per LVT ogni colore, ogni tinta calda viene eliminata. La cinepresa non segue i due personaggi ma vaga solitaria qua e là per lo scenario: spesso incontra i margini del bosco, il suo cuore nero, e ancora più spesso ritrae gli attori in preda a incubi e allucinazioni ultra-sensoriali. E come già accennato, i messaggi sono svariati: lo spudorato coraggio col quale il regista danese critica come seme del demonio la natura, rendendola padrona del genere umano, e in particolare di quello femminile, è netto.

Voto: ★★★★/★★★★★

Questa voce è stata pubblicata in Postmodernism e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Antichrist

  1. Pellicola la cui visone è davvero ardua e scioccante, il cui valore artistico non può assolutamente essere negato 😉

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...