La Condizione Umana I : Nessun amore è più grande

Ningen no jôken (1959) – Masaki Kobayashi / Giappone

‘Nessun amore è più grande’ è un film del 1959, prima parte della trilogia esistenziale ‘La Condizione Umana’ diretta da Masaki Kobayashi. Dopo una serie di film semi-sconosciuti il regista compie il salto decisivo per la sua carriera, costruendo un’opera cruda e dai toni fortemente realisti. Questo film racconta le vicende del giovane Kaji, ingegnere minerario e uomo colmo di ideali, preoccupato per le sorti del suo paese, che si sposta in Manciuria come supervisore di una miniera Giapponese. Ma le angherie e le condizioni di vita imposti agli sfruttati schiavi cinesi lo portano ad una ribellione sempre più netta e ad inimicarsi tutti i suoi superiori, fino alla sua destituzione e chiamata alle armi, rinviata fino a quel momento.

Con questa mastodontica opera (200 minuti circa) il regista giapponese si impone allo scenario mondiale come grande nome. Il primo capitolo della sua saga è una riflessione e una critica asprissima alla guerra ma soprattutto all’umanità: infatti  il conflitto mondiale è chiaramente un pretesto per denunciare, come suggerito dal titolo, le atroci infamie di cui l’uomo si macchiò in quei terribili capitoli dell’umanità. I soprusi e le ingiustizie alle quali il protagonista si trova a dover assistere sono lo spunto per una riflessione più profonda, che si sposta via via su un piano filosofico, psicologico e sociale.

Kobayashi segue il ritmo dell’azione, dando maggior risalto alle scene chiave e ai momenti più cruciali, ma oltre a ciò non si distingue per scelte direttive particolarmente risaltanti. Si possono ricordare del film varie scene, tra cui la decapitazione di tre prigionieri colti durante un tentativo di fuga: qui vengono mostrate alternatamente la spietatezza della messa in atto della condanna quanto la disperazione del protagonista, accasciato piangente a pochi passi dal funesto punto, oppure la conclusione del film, nella quale, partendo da due punti opposti dello schermo Kaji e la moglie si riuniscono abbracciandosi e in seguito piangendo per la lettera di arruolamento. L’intero film si muove dunque su questo piano, tramite sequenze drammatiche che si alternano in sequenza: è l’inizio di una linea cinematografica sopra le righe che porterà il regista a realizzare pellicole come ‘Harakiri’ e ‘Kwaidan’.

Voto: ★★★★/★★★★★

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